Italiani liberi, ma per Schlein il grazie è tabù: in una nota sceglie le parole per non citare premier e governo. Ma fedelissima e Conte la mollano
C’è un’allergia che al Nazareno sembra essere diventata cronica: quella ai successi dell’Italia quando al timone siede il centrodestra. La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò dalle carceri venezuelane è un trionfo oggettivo. È il risultato di una diplomazia silenziosa ma efficace, del lavoro dei nostri servizi e di un asse politico che, piaccia o meno alla sinistra, passa per il dialogo tra il governo Meloni e la nuova amministrazione Trump. Eppure, per Elly Schlein, ammettere la realtà sembra un sacrificio troppo grande.
Schlein, «Trentini e Burlò liberi», ma guai a menzionare (anche per sbaglio) il governo…
La segretaria del Pd si è rifugiata in una nota algida, una di quelle veline istituzionali che servono a “timbrare il cartellino” della gioia senza però sporcarsi le mani con la gratitudine. Nel suo messaggio, la parola “governo” è un tabù. Si ringrazia «tutti coloro che hanno lavorato»; si citano avvocati e famiglie, ma non un accenno a chi, nelle stanze di Palazzo Chigi e della Farnesina, ha condotto in porto l’operazione. Una dimenticanza selettiva che odora tanto di ideologia logora.
Il laconico messaggio di Elly
E allora eccola la nota della segretaria che evidenzia negli slalom linguistici i voluti omissis: «Alberto Trentini è finalmente libero! È stato liberato insieme a Mario Burlò e si trovano all’ambasciata di Caracas. È una splendida notizia che ci dà tanta gioia. Il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa». Un messaggio stringato che le agenzie di stampa riportano con chiosa annessa che dice tutto: «Così in una nota la segretaria del Pd, Elly Schlein».
Colpo di scena al Nazareno: Schlein omette il suo grazie al governo, la sua fedelissima no
Eppure, colpo di scena, – quello che trasforma la linea del Piave della Schlein in una comica ritirata – proprio dall’interno del suo “cerchio magico” qualcosa non quadra. E non è solo una questione di geometria… Chiara Braga, capogruppo dei dem alla Camera e fedelissima della segretaria, ha rotto l’embargo del silenzio. Forse per un sussulto di onestà intellettuale. O forse per un banale errore di coordinamento nel “politburo” dem, fatto sta che la Braga ringrazia esplicitamente «chi nel governo ha reso possibile il rilascio». Un cortocircuito clamoroso: mentre la leader tace e ignora la premier Meloni, la sua ombra in Parlamento ammette il successo dell’esecutivo.
E allora ecco anche il messaggio di sollievo (e gratitudine annessa) di Chiara Braga. «”La liberazione di Alberto Trentini è una notizia bellissima e a lungo attesa per lui, per la famiglia e per il paese intero. Per quanti hanno fatto sentire la loro voce e non hanno mai abbassato la guardia contro una detenzione ingiusta e ingiustificata. Un grazie alla diplomazia e a chi nel governo ha reso possibile il rilascio. Un sospiro di sollievo e una speranza per gli italiani che aspettiamo presto a casa».
Trentini e Burlò tornano a casa: Conte: «Per la loro liberazione va ringraziato anche il governo»
Non solo. Perché alla fine della fiera delle vanità politiche e delle dichiarazioni istituzionali, persino Giuseppe Conte solitamente maestro nell’arte del distinguo, stavolta non ha potuto esimersi. Pur masticando amaro e con il consueto piglio professorale, il leader del M5S ha dovuto ammettere in Transatlantico: «Il governo ha lavorato, quindi c’è anche il governo».
Di più. Per completezza dell’informazione, allora, riportiamo nella sua interezza anche il messaggio del leader M5S, che recita: «È un bene che Trentini sia ritornato, ho ringraziato tutti coloro che hanno lavorato per la sua liberazione. Il governo ha lavorato, quindi c’è anche il governo», chiarisce (per quanto a denti stretti forse), il presidente del Movimento5Stelle, rispondendo alle domande dei cronisti in Transatlantico. Sottolineando persino in calce: «Quando torna un italiano, chi l’ha fatto tornare va ringraziato».
Così, nell’ingorgo dem resta a pelo d’acqua l’imbarazzo per una sinistra che, pur di non dar credito a Giorgia Meloni e alla rinnovata autorevolezza internazionale dell’Italia, preferisce apparire scortese e divisiva. Con tanto di segretaria Schlein che continua a cercare le parole giuste per non dire la verità, la realtà dei fatti. E persino le sue truppe dem e campo-larghiste pronte a smentirla. Trentini e Burlò sono liberi: un successo tricolore che “Elly a pezzi” proprio non riesce a digerire…
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