Tensioni partigiane, scontro d’Orsi-Anpi: “L’associazione non diventi un’estensione del Pd guerrafondaio”. Pagliarulo replica: “Falso”
L’Anpi “non può diventare un’estensione del Pd” e in particolare “dei suoi settori più oltranzisti” e “guerrafondai”. A scagliarsi contro l’Associazione nazionale dei partigiani è lo storico Angelo d’Orsi, dopo che a inizio anno la Segreteria nazionale di Anpi ha commissariato la Sezione Napoli Est Aurelio Ferrara, la stessa che a dicembre aveva organizzato insieme a d’Orsi e Alessandro Di Battista l’evento “Russofilia, russofobia, verità” all’Università Federico II. Un evento molto contestato e che, nella sua precedente data torinese, era costato a d’Orsi una censura. Dopo il commissariamento, d’Orsi ha preso carta e penna e ha deciso di scrivere un appello pubblico contro l’Anpi, raccogliendo adesioni in solidarietà con la sezione commissariata. Un testo molto duro, a cui però il presidente nazionale di Anpi Gianfranco Pagliarulo replica con nettezza negando ogni censura – “frutto di una fervida fantasia” – e definendo “di pessimo gusto” la campagna.
Come detto, tutto parte dal commissariamento. La decisione viene presa dalla Segreteria nazionale e poi ratificata dal Comitato nazionale del 9 gennaio. Nelle motivazioni non si citano ragioni di inopportunità dell’evento con d’Orsi, ma si fa riferimento a una serie di post sulla pagina Facebook della sezione Aurelio Ferrara ritenuti “lesivi” della “reputazione” dell’associazione. Per esempio, viene menzionato un post, pubblicato da un’altra pagina ma ricondiviso dalla sezione, in cui una foto di Carlo Calenda e della sua famiglia è accompagnata dalla didascalia: “Osserviamo che Carlo Calenda ha figli idonei alla leva. Ottimo! Ci assicureremo che siano inviati al fronte per primi se l’Italia entrerà in guerra”.
Secondo d’Orsi e la sezione di Napoli Est si tratta però di ragioni strumentali, che nascondono la volontà di colpire chi ha ospitato un evento fortemente contrastato da Radicali, Azione e parte del Pd. Perciò d’Orsi nell’appello usa toni molto duri: “L’Anpi è in una crisi gravissima, e il sottoscritto è colui che ha avviato, involontariamente, un percorso che potrebbe portare alla spaccatura dell’Associazione o addirittura alla sua scomparsa”. Lo storico ricostruisce la vicenda e accusa Anpi nazionale di non averlo sostenuto: “La conferenza, alla quale fui invitato dalla Sezione Napoli Est, giunta alle battute conclusive venne funestata da un intervento aggressivo, una vera e propria azione intimidatoria, di un gruppo di persone. L’atteggiamento ingiurioso e violento degli energumeni mi obbligò a lasciare l’aula, e ad allontanarmi inseguito da alcuni dei facinorosi. Due giorni dopo la Segreteria nazionale Anpi emetteva un comunicato di condanna, ma di chi? Della Sezione che mi aveva invitato, implicitamente criticando anche me, per non aver accettato “il confronto” (andai via scandendo la frase: “Non parlo con i fascisti”). Pochi giorni or sono dal vicepresidente dell’Anpi giunge un decreto di “commissariamento” della Sezione Napoli Est, in pratica schierandosi con gli aggressori invece che con gli aggrediti”.
Da qui la protesta: “Ritengo che al di là del mio caso personale, non si possa rimanere inerti davanti a tale situazione. Parlo anche come tesserato Anpi, pronto a non rinnovare la sua iscrizione, oppure a sostenere questa gloriosa Associazione se si smarcherà dalle posizioni russofobiche, ucrainofile e insieme filosioniste. Invito perciò militanti, dirigenti, e cittadini esterni, a cominciare da coloro che hanno un ruolo pubblico – intellettuale o politico – a manifestare il proprio dissenso, e a pretendere che l’Anpi sia la patria dei veri antifascisti, uomini e donne che ripudiano razzismo, xenofobia, bellicismo, componenti essenziali del fascismo”.
Secondo d’Orsi, è in corso una “inaccettabile compressione della libertà di espressione” che sfocia in un “grottesco castigo” nei confronti di chi organizza dibattiti: “L’Anpi non può diventare una estensione del Pd, dei suoi settori più oltranzisti (atlantisti e guerrafondai) o peggio del senatore Calenda, dei radicali, dei sedicenti europeisti, guidati da un suicida istinto che li porta a costruire un fronte bellico contro la Russia, nel quale vogliono trascinare l’Associazione”. La sottoscrizione rimanda all’indirizzo anpiaurelioferrara@gmail.com e porta in testa la firma di d’Orsi.
Pagliarulo però non ci sta. E, saputo dell’appello, replica a d’Orsi respingendo le critiche: “Leggo con grande stupore un testo del professor d’Orsi in merito a una presunta crisi gravissima dell’ANPI, che potrebbe portare addirittura alla sua scomparsa. Mi permetto di tranquillizzarlo, perché non sta avvenendo nulla di tutto questo”. Pagliarulo assicura che il commissariamento non è avvenuto per ragioni politiche: “La critica a quella iniziativa pubblica è di ordine politico. Il commissariamento in oggetto è causato da una serie di post pubblicati sulla pagina Facebook della sezione, con tanto di simbolo dell’Anpi, che abbiamo giudicato incompatibili con l’etica e il costume dell’Associazione e profondamente lesivi della sua dignità. La dignità dell’Anpi è materia non negoziabile e prescinde da qualsiasi confronto delle idee e da qualsiasi battaglia politica”.
E ancora: “Tutte le considerazioni successive del professor d’Orsi in merito all’autonomia dell’Anpi sono frutto di una fervida fantasia che non ha alcuna corrispondenza con la realtà. Non si preoccupi il professor d’Orsi: la tutela dell’autonomia dell’Anpi da qualsiasi formazione politica moderata o radicale, ma anche da qualsiasi personalità pubblica, è la pupilla del suo gruppo dirigente”. E quindi la raccolta firme è “di pessimo gusto” e “rivela una volontà divisiva” che Pagliarulo respinge: “I ‘veri antifascisti’ sono politicamente eterogenei, come eterogenea è stata la Resistenza, e garantiscono con la loro iscrizione, la loro attività, le loro idee quella pluralità di posizioni che ha fatto e fa dell’Anpi la più grande associazione italiana nata dai partigiani”. Le adesioni all’appello e le reazioni in Anpi daranno qualche risposta in più.
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