Anche i pavesi in corteo per fermare l’accordo sull’import selvaggio
MILANO. Il trattato Ue-Mercosur ucciderà, se firmato, le aziende agricole italiane, oltre a non garantire più l’arrivo sulle nostre tavole di prodotti di qualità controllata, se non addirittura di dubbia provenienza. Erano quasi 150 gli imprenditori rurali sui loro trattori che giovedì 9 gennaio davanti alla sede regionale di piazza Duca d’Aosta a Milano hanno partecipato al corteo organizzato da Riscatto Agricolo Lombardia, associazione nata proprio dopo le proteste dei trattori del 2024, e Coapi (Coordinamento agricoltori e pescatori italiani). Urlano tutta la loro rabbia, con slogan e cartelli che non lasciano spazio ad interpretazioni: l’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione europea e l’omonima organizzazione di Stati latino-americani non s’ha da fare. Così come deleteria è la deregolamentazione di Pac (Politica agricola comune) e Pes (il sistema che remunera agricoltori e proprietari terrieri per la gestione sostenibile dei loro terreni). In una parola, la demolizione del già fragile sistema che tiene in piedi il sistema agricolo italiano.
I motivi della protesta
A spiegare il perchè di questa mobilitazione, Enrico Chioetto, 45enne imprenditore agricolo di Lungavilla componente del direttivo di Riscatto Agricolo. «Siamo qui per dire no al Mercosur, il trattato fra Ue e Paesi sudamericani, perché vogliamo prima di tutto tutelare la salute dei cittadini perché questo accordo prevede dazi zero e nessun controllo sui prodotti. Il che vuol dire fare entrare in Europa materiale di scarsa qualità, trattati con principi attivi che noi non utilizziamo più da almeno 30 anni perché pericolosi. Carne, soprattutto, proveniente da allevamenti intensivi, laddove noi – giustamente – dobbiamo seguire severi disciplinari per il benessere animale. Un vero attentato, in definitiva, alla salute dei consumatori. Ci batteremo fino alla fine. Un altro punto su cui non arretreremo è che vogliamo avere una legge sull’etichettatura seria. Oggi viene riportato solo se il prodotto è Ue o extra Ue. Ma da dove arrivano questi ultimi? Noi vogliamo una normativa che indichi il Paese di provenienza della materia prima, perché il consumatore deve sapere come sta spendendo i suoi soldi e soprattutto capire se sta mangiando cibo sano o meno». Sano come il latte sversato in segno di protesta alla fine del sit in davanti alla Regione.
