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Per Maduro la Russia, l’Iran, Hamas e… la sinistra italiana: i rivoluzionari “de noantri” sempre dalla parte di chi nega la libertà

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Ci sono la Russia, l’Iran, la Cina, Cuba, Hamas e poi c’è la sinistra italiana, che anche sul caso Venezuela non ha perso l’occasione per schierarsi dalla parte della negazione delle libertà. Non semplicemente condannando l’intervento con cui gli Usa hanno catturato Nicolas Maduro per processarlo da loro per narcotraffico, che può essere una posizione non condivisibile ma legittima. Proprio con Maduro, con il suo regime, con il suo status di presidente eletto non riconosciuto da larga parte della comunità internazionale. Un ampio fronte che va dai centri sociali al M5S, passando per Avs, e che, con assetti variabili, ha anche ritenuto di scendere in piazza in diverse città d’Italia.

I pro Maduro in piazza in diverse città: Avs e M5S con i centri sociali

A Torino al grido di “Giù le mani dal Venezuela” si sono dati appuntamento Potere al popolo e gli antagonisti, da Cambiare Rotta alle Osa. Stessa formazione a Roma, dove la sinistra radicale si è ritrovata davanti all’ambasciata Usa per chiedere di «liberare Maduro», con slogan come «Yankee go home» e «Chavez presente, Maduro presidente». Ma è stato a Milano che si è schierato l’assetto completo: oltre a Potere al Popolo e Cambiare Rotta, c’erano Anpi, Arci, Rifondazione comunista, Usb, Sinistra italiana, Alleanza Verdi e Sinistra e Cgil. Ma, soprattutto, c’era una delegazione del Movimento 5 Stelle, con l’europarlamentare Gaetano Pedullà, il coordinatore territoriale Daniele Pesco e il capogruppo in Consiglio regionale Nicola Di Marco. C’erano, insomma, le insegne di uno dei partiti che hanno la pretesa di presentarsi come “alternativa di governo”. Di più, che con il loro leader hanno la pretesa di guidare l’alternativa di governo.

L’ipocrisia della sinistra italiana

Certo, Giuseppe Conte si è guardato bene dal prendere le difese di Maduro, rifugiandosi piuttosto nell’attacco agli Usa e in un diritto internazionale che vale sempre più a fasi alterne. E anche Pedullà, da quello che risulta, dalla piazza milanese si è attenuto alla stessa linea, sebbene con toni particolarmente duri. Epperò, con altri partiti del campo largo, la delegazione M5S stava fianco a fianco con quelli che rivendicavano «giù le mani da Maduro», in uno schema simile a quello adottato dalla sinistra per la questione palestinese: in piazza con chi inneggiava ad Hamas e continua a inneggiare ai suoi fiancheggiatori, salvo poi rivendicare di aver sempre condannato il 7 ottobre e il movimento terrorista.

Elly Schlein riunisce la segreteria per produrre una dichiarazione

Quanto a Elly Schlein ha avuto bisogno di riunire la segreteria del Pd per produrre una dichiarazione. Che in sintesi è una censura dell’azione americana e un attacco al governo italiano, che attraverso una nota di Palazzo Chigi ha ricordato che «l’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela» e ha sempre condannato «la repressione del regime di Maduro», senza mai riconoscerne «l’auto-proclamata elezione» a presidente.

I dem condannano gli Usa, ma almeno non difendono Maduro

La parte della nota di Palazzo Chigi che, però, a Schlein non è proprio andata giù è quella sul fatto che «coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico». Una posizione indigeribile per il Pd che per criticarla si è appellato a sua volta alla retorica altalenante del diritto internazionale. Per lo meno, però, va riconosciuto ai dem di non essersi avventurati a difendere il regime di Maduro.

 

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