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Mattarella scrive a Papa Leone e cita Paolo VI: “Mai più la guerra. No alla legge del più forte nelle relazioni internazionali”

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Il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione, la necessità di “risvegliare le coscienze” e “resistere all’oscura inerzia rivolta verso gli abissi della storia“. Sono alcuni dei passaggi più suggestivi del messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Papa Leone XIV. “L’Italia – che per il suo stesso ordinamento costituzionale ‘ripudia la guerra” – “resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso” e “preservare un ordine internazionale basato sul diritto. La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte” “torni a essere regola delle relazioni internazionali”. “Abbiamo il dovere di resistere” alla “oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato, agendo con rinnovata saggezza e rapidità”.

“Beatissimo Padre, il tema scelto per la cinquantanovesima Giornata Mondiale della PaceLa pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante‘ – coglie un tratto saliente dell’attuale fase storica, segnata da crescenti inquietudini e, per questa stessa ragione, ancor più bisognosa di aprirsi alla speranza”, esordisce il capo dello Stato nel suo messaggio al pontefice. “Come Vostra Santità ha argomentato sin dall’inizio del Suo pontificato, la pace richiede amore, giustizia e solidarietà. La sua sede primaria è il cuore di ciascuno, indipendentemente dalla fede professata. Segue un ‘percorso incessante’, che richiede umiltà, perseveranza, ricerca della giustizia. È quindi un tragitto faticoso – lo è sempre stato nella storia dell’umanità – ma è l’unico che meriti di essere intrapreso. Mentre siamo in cammino, la coraggiosa azione pastorale della Santità Vostra ci è di confortante sostegno e accompagnamento. La Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze, com’è necessario quando la guerra – minacciata o combattuta – torna a essere una malevola realtà o anche solo un rischio plausibile per il nostro vivere quotidiano”.

In questi tempi difficili “devono riecheggiare e ammonirci le parole di quell’umile e forte preghiera che sessant’anni orsono San Paolo VI rivolse all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, implorando: ‘Mai più la guerrà“. “Allora la comunità internazionale – ricorda il capo dello Stato – affrontava la pericolosa dinamica di un sistema dominato da due blocchi politici e ideologici contrapposti, sotto l’incombente minaccia dell’apocalisse nucleare. Oggi la dimensione del conflitto si apre a una pluralità di nuovi attori, condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate”. “Richiamare la perdurante attualità del discorso di Papa Montini al Palazzo di Vetro non è soltanto un riconoscimento alla lungimiranza di colui che lo pronunciò. Essa discende anche dall’amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale, che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta”.

Per “resistere all’oscura inerzia “rivolta verso gli abissi della storia”, “come Vostra Santità ha sottolineato in occasione del Suo recente viaggio apostolico in Libano, occorre che i governanti sappiano ‘ascoltare il grido dei popoli che invocano la pace”, prosegue il capo dello Stato. “Nel suo senso etimologico, ‘governare’ significa ‘reggere il timone‘, ovvero saper contrastare le intemperie per giungere in un porto sicuro. Se si seguono i venti sfavorevoli e se ci si abbandona alle paure e alle pulsioni più irrazionali, allora il naufragio è inevitabile. Al contempo, la salvezza della nave dipende dall’intero equipaggio”. Mattarella parla anche dell’”assetto sorto dopo le tragedie del secolo scorso” che era “speranza concreta di superare una volta per tutte una condizione senza regole nella condotta delle relazioni internazionali” e che “oggi è messo a dura prova dal disprezzo delle più elementari norme della convivenza civile, del diritto delle genti, di quello umanitario“.

Nel messaggio Mattarella evidenzia l’accresciuta “complessità del dialogo tra popoli e civiltà, come al loro interno. Al contempo, questo confronto diventa vieppiù necessario: per sanare disuguaglianze, economiche e sociali, lesive della dignità stessa delle comunità nelle quali viviamo; per contrastare gli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico; per governare l’impatto delle tecnologie emergenti, ponendole al servizio del bene e indirizzandole verso obiettivi di sviluppo sostenibile ed equo”.

“Come Vostra Santità ha evidenziato, se vogliamo la pace dobbiamo avere ‘istituzioni di pace‘, insieme a quella che è stata definita ‘la via disarmante della diplomazia’. A tali indispensabili strumenti occorre aggiungere la formazione dei giovani e la diffusione di un’autentica educazione alla pace, poiché – come raccomandava Sant’Agostino e Vostra Santità ci ha ricordato nel Suo Messaggio – ‘se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi’. Si tratta di un impegno che riguarda tutti e ciascuno. Parte dal cuore, disarmando anzitutto il linguaggio, e rifiutando una comunicazione aggressiva e provocatoria, per concentrarsi invece su condotte individuali e collettive che prediligano l’ascolto, anche di quanti faticano a dare voce alle proprie ragioni o non dispongono delle medesime risorse di chi può propagandare tra moltitudini di seguaci digitali le proprie opinioni e con esse, talvolta, poco più che la propria vanità”. “Nel ringraziare per questo Suo Messaggio, che ci induce a riflessioni profonde e ci sarà di guida nell’anno appena iniziato – conclude Mattarella -, rivolgo a Vostra Santità i miei più sinceri auguri per la feconda prosecuzione dell’alto Magistero petrino”.

L'articolo Mattarella scrive a Papa Leone e cita Paolo VI: “Mai più la guerra. No alla legge del più forte nelle relazioni internazionali” proviene da Il Fatto Quotidiano.






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