Nasce il museo diffuso del Ricetto di Palazzo, viaggio nel tempo sotto la torre dell’orologio
PALAZZO CANAVESE. Straordinario successo per il museo diffuso Mecalera, che ha messo sotto i riflettori la bellezza del ricetto, intorno alla torre dell’orologio. Un patrimonio storico, riscoperto grazie alle ricerche di Elsa Giovannini, fondatrice dell’associazione Ricetto di Palazzo Canavese, e certamente da valorizzare. All’inaugurazione del 7 ha fatto da cornice l’evento Luci nel ricetto, organizzato dal nuovo sodalizio culturale, con la collaborazione del Comune. Le luci si sono accese nel pomeriggio con una passeggiata alla scoperta degli angoli più suggestivi del ricetto per andare alla ricerca del Palasot e delle Palasote tra le antiche celle, mentre si sono fatti rivivere i mestieri dell’epoca medievale scaldati dalle note del gruppo la Muda d’Palas. Durante il percorso, guidato da giovani studenti delle scuole del territorio, alcune cantine, ricavate dalle antiche celle, hanno spalancato le porte per offrire in degustazione i vini della Cantina della Serra di Piverone e di altre aziende vitivinicole abbinate a prodotti del territorio. In via Landorno era visitabile una preziosa collezione di antichi macchinari agricoli in miniatura di proprietà della famiglia Seghezzi.
La storia del piccolo borgo è invece contenuta nel museo, tra reperti, documenti e fotografie.
«Vogliamo allargare il museo – ha raccontato Giovannini – utilizzando altre celle. In questo modo riusciremo a non disperdere un patrimonio storico da salvaguardare. Io ho impiegato molti anni di studi con ricerche condotte nella biblioteca diocesana e all’archivio di Stato per scoprire le origini di Palazzo: un villaggio romano, che edifica il ricetto solo alla fine del 1300, un po’ in ritardo rispetto ad altri borghi della zona, come Magnano o Piverone; questo perché il paese è stato conteso per molto tempo da Vercelli e Ivrea, che lo volevano per la sua collocazione strategica e centrale. Quando finalmente Ivrea riuscì ad averne il predominio, ad ogni famiglia venne attribuita una cellula abitativa, composta da tre vani: la cantina sotterranea, il vano abitativo al piano terra e un altro vano soprastante, utilizzato per le derrate alimentari oppure, nel caso di una famiglia numerosa, anche come camera da letto. Le famiglie dunque vivevano in una unica stanza, in cui si mangiava e si dormiva. Quando poi non fu più necessario abitare in un luogo fortificato per beneficiare di protezione, il paese si allargò intorno al ricetto, e le abitazioni furono spartite ». —
