Cuorgnè, processo per la tragedia di Lorenzo Maio ucciso da una reazione allergica
CUORGNE’. Due scelte diverse davanti al giudice del Tribunale di Ivrea nell’udienza preliminare di mercoledì scorso per la morte di Lorenzo Maio, il giovane cameriere di Cuorgnè deceduto il 12 agosto 2021 in seguito a una gravissima reazione allergica. La società titolare del servizio di ristorazione, coinvolta nella vicenda, va verso il patteggiamento, mentre il datore di lavoro potrebbe optare per il rito ordinario, preferendo affrontare il dibattimento e chiarire nel merito ogni passaggio dell’inchiesta.
Due decisioni distinte ma unite da una consapevolezza comune: il peso umano e morale di una tragedia che, quattro anni dopo, continua a interrogare la comunità canavesana.
Lorenzo Maio, che aveva appena 19 anni, stava lavorando come cameriere a un ricevimento di nozze al Castello di Rivara quando, in modo del tutto accidentale, avrebbe assaggiato un piccolo plin contenente crostacei, ai quali era allergico. La reazione fu immediata: gonfiore al volto, difficoltà respiratorie, poi lo shock anafilattico. Trasferito d’urgenza dall’ospedale di Ciriè al San Giovanni Bosco di Torino, nonostante i disperati tentativi dei medici ed un ricovero in terapia intensiva.
Il suo nome, da allora, è diventato simbolo di una generazione che si affaccia al lavoro con entusiasmo e fiducia. Il 17 agosto 2021, ai funerali celebrati nella parrocchiale di San Dalmazzo, Cuorgnè si fermò: un migliaio di persone riempì la chiesa e la piazza. Palloncini bianchi e azzurri, i colori del Napoli – la sua squadra del cuore – vennero liberati in cielo tra gli applausi, mentre le parole del diacono Roberto Perotti commossero tutti: «Lasciamolo volare, gli spiriti liberi hanno bisogno di cieli immensi».
Quattro anni dopo, in aula, l’avvocato Alberto Bazzani, difensore della società, ha sottolineato il valore umano del processo: «È un caso di grande delicatezza che racconta della morte di un giovane lavoratore. Con sfumature umane toccanti». Parole misurate, pronunciate con il rispetto dovuto a una vicenda che ha lasciato un segno profondo.
In aula erano presenti anche i genitori di Lorenzo, assistiti dai propri legali, che hanno seguito in silenzio l’udienza. Il giudice ha accolto la richiesta di patteggiamento per la società e disposto il rinvio a giudizio dell’altro imputato, fissando il calendario delle prossime udienze.
Una storia che torna a vibrare tra le mura del Tribunale di Ivrea, dove la ricerca della verità si intreccia al ricordo di un ragazzo che aveva appena iniziato a costruirsi un futuro. La giustizia farà il suo corso, ma per Cuorgnè e per chi lo ha conosciuto resta soprattutto la memoria di un sorriso, quello di Lorenzo, e il bisogno di dare un senso a una ferita che il tempo non ha ancora chiuso. Non si sono ancora ripresi dalla tragedia il padre, Salvatore, titolare del bar Tavernetta di via Torino, storico locale cuorgnatese che tra la vasta clientela conta tanti sportivi, attività commerciale portata avanti anche col fratello Antonio, apprezzato calciatore, nel ruolo di portiere (è arrivato sino alla C), collaboratore di diverse società.
