Il prossimo rettore dell’università: «Lavorare tutti insieme: Pavia può essere capitale della cultura»
PAVIA. «L’Università è un luogo naturale per creare coordinamento e iniziative, ma bisogna lavorare più in sinergia. L’integrazione con il territorio, le imprese e il sistema sanitario può dare quella marcia in più a Pavia. Spero di dare un contributo alla comunità, e non intendo solo quella accademica». È il messaggio di Alessandro Reali nella sua prima uscita pubblica dopo l’elezione a rettore, incarico che assumerà il 1° ottobre.
Il confronto al Ticinum Festival
Sul palco allestito nel cortile del Broletto per il Ticinum Festival, Reali si è confrontato nell’incontro – moderato dal direttore della Provincia Pavese Giacomo Bedeschi – con il sindaco Michele Lissia, l’assessora regionale alla Famiglia Elena Lucchini, il presidente della Fondazione Monte di Lombardia Mario Cera, l’onorevole Alessandro Cattaneo.
Un rettore pavese doc
Per Reali è stata anche l’occasione di parlare non in veste accademica: «Mi fa molto piacere parlare alla mia città: vedo qui gente che mi ha visto nascere, crescere, compagni e avversari di basket, c’è chi mi ha sposato e battezzato i miei figli». Pavese doc («Sono nato e cresciuto a Pavia e qui ho studiato, amo profondamente la mia città e il mio ateneo»), con i suoi 48 anni che ne fanno uno dei rettori più giovani, se non il più giovane, ha anche raccontato qualche aneddoto: «Ho discusso la tesi di laurea con l’anello di fidanzamento in tasca e ho chiesto a mia moglie di sposarmi nel parcheggio dell’Università alla Nave, non proprio il più posto più bello di Pavia...».
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Gli obiettivi del mandato
Tifoso sfegatato dell’Inter e appassionato di rock (da Ac/Dc a Springsteen ai Genesis), Reali ha spiegato che «diventare rettore non è stata assolutamente una cosa programmata: pensavo semmai che avrei potuto dare un contributo alla scienza e all’insegnamento, perché è in aula che cambiamo la vita delle persone». Reso l’omaggio al rettore uscente Francesco Svelto («L’ateneo è solido, grazie a lui per quello che ha fatto»), ha poi accennato all’obiettivo che intende perseguire durante il suo mandato: «Un ateneo forte nelle sue missioni fondamentali: didattica e ricerca, con un’attenzione enorme alla qualità, che è quello che ci deve contraddistinguere ancora di più in futuro. Non mi piace sentir parlare di Pavia come una città che ha un sacco di potenziale inespresso: io la vedo capitale della cultura in Italia».
Il dibattito sul tessuto economico
Stimolato sul tema del tessuto economico pavese, Mario Cera dopo aver sottolineato come l’Università di Pavia abbia «resistito magnificamente a dissennate riforme legislative che avevano abbastanza messo in crisi gli atenei storici» a vantaggio di quelli «di contorno, molto provinciali, e telematici», ha ribadito un pensiero già espresso più volte: «Quando si passa alla città, al territorio e all’economia ci sono più ombre che luci. Una volta la Camera di commercio pubblicava il periodico “Pavia economica”, molto ben fatto. Ora non più, anche perché non c’è più molto da dire e, ahimè, non c’è più nemmeno la Camera di commercio: una perdita grave, anche per l’Università. Non riesco ancora a digerire che Pavia sia diventata ancella di Mantova e Cremona. L’Università è la risorsa di questa città, ma senza un territorio economico soffrirà sempre più. Mancano alloggi per studenti e non è nata una grande impresa che possa fare da volano».
Le proposte delle istituzioni
Più positivo, sul punto, il sindaco Lissia: «Il tema economico è il più importante per chi decide di non concepire Pavia come città di passaggio. C’è un trittico che mi piacerebbe rafforzare: un’economia della conoscenza, che permette di puntare sui settori biomedicale, agroalimentare e dei microchip; Pavia come città storica e di cultura; come città sostenibile, altro motivo per cui si decide di vivere qui». Sulle carenze di imprese: «Ma anche qui ci sono delle eccellenze». Lucchini sulla questione alloggi ha ricordato il progetto finanziato dalla Regione sul co-housing universitari-over 65, che vuole dare una risposta «al problemi della solitudine degli anziani, nella provincia più vecchia della Lombardia, e delle case per gli studenti». Cattaneo, sul sistema collegi universitari, «un unicum in Italia», ha lanciato un allarme e una proposta: «Sono arrivate in questi anni tante risorse pubbliche, tra fondi nazionali e Pnrr, ma ce ne saranno sempre meno: bisogna aprire ai privati».
