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Август
2025

La protesta contro i carburanti di Greta Thunberg e dei 200 attivisti al seguito in Norvegia fa un buco nell’acqua… ops: nel petrolio

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Non c’è pace per gli attivisti. E meno che mai per la tranquilla Norvegia, invasa da 200 di militanti per il clima, tra cui la svedese Greta Thunberg, che hanno bloccato la più grande raffineria di petrolio locale per chiedere la fine dell’industria petrolifera del Paese. Gli attivisti di Extinction Rebellion si sono piazzati sulla strada, bloccando l’ingresso della raffineria di Mongstad a Bergen, sulla costa sud-occidentale della Norvegia, mentre kayak e barche a vela ostruivano l’ingresso del porto. Una morsa a tenaglia, che ha scatenato un putiferio inedito in quelle lande serene e laboriose, prese d’assalto da militanti indefessi determinati a mettere a soqquadro, almeno per un giorno, la quiete quotidiana-.

Clima: 200 attivisti e Greta Thunberg protestano sotto una raffineria di petrolio in Norvegia

Insomma, se l’obiettivo era fare rumore in un luogo ameno, ci sono riusciti: ma niente più di questo. Per il resto, il copione allestito per la trasferta norvegese si è risolto nel  solito furore rivendicazionista declinato al catastrofismo ambientale, con tanto di immancabili slogan apocalittici: «Siamo qui perché è chiarissimo che non c’è futuro nel petrolio. I combustibili fossili portano morte e distruzione», ha dichiarato la Thunberg. Aggiungendo che i produttori di petrolio come la Norvegia «hanno le mani sporche di sangue»…

Il solito copione, Greta Thunberg: «I combustibili fossili portano morte e distruzione»

Un classico delle retorica virulenta degli ecologisti duri e puri (?) che, anche in questa trasferta norvegese, non hanno mancato di ribadire che intendono proseguire con una serie di proteste in Norvegia per tutta la settimana. Una vera minaccia per i residenti limitrofi ai siti nevralgici presi d’assalto , a partire dalla raffineria di Mongstad, di proprietà del colosso petrolifero norvegese Equinor, la cui maggioranza è detenuta dallo Stato norvegese. Una proprietà per cui gli attivisti hanno chiesto ai politici norvegesi di presentare «un piano per eliminare gradualmente petrolio e gas».

Le forze di sicurezza sedano la protesta e disperdono i manifestanti

Per tutta risposta, la portavoce di Equinor, Ellen Maria Skjelsbaek, ha chiesto alle forze di sicurezza norvegesi di sedare la protesta e disperdere tutti i manifestanti affinché la raffineria possa continuare a funzionare normalmente. L’azienda ha inoltre chiesto ai dipendenti di lavorare da remoto per tutta la giornata. Qualche disguido e aggiustatine al calendario lavorativo ordinario, ma nulla di più, sembra di dedurre. Insomma: tanto rumore per nulla. Eppure, a sentire gli eco-attivisti capitanati dalla Thunberg, la Norvegia, il maggiore produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale, viene regolarmente criticata per la sua produzione di petrolio e gas.

Altro che “Norvegia con le mani sporche di sangue”: l’establishment conferma lavoro e produzione

Oslo, però, da parte sua risponde e assesta la stoccata, insistendo sul fatto che la sua industria crea posti di lavoro e sviluppa know-how. E sottolineando l’importanza di garantire forniture energetiche stabili all’Europa. Tanto che Equinor ha dichiarato che intende mantenere stabile la sua produzione di petrolio nel Paese a 1,2 milioni di barili al giorno fino al 2035. E che prevede di produrre 40 miliardi di metri cubi (52 miliardi di iarde cubiche) di gas all’anno entro il 2035. La trasferta degli agguerriti attivisti, insomma, sembra aver fatto un buco nell’acqua. Oops… nel petrolio

 

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