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Август
2025

La Bolivia svolta a destra, ma il compagno Morales non sa perdere e chiama al boicottaggio

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Dalla Bolivia giungono i risultati della tornata elettorale del 17 agosto. Per la prima volta dopo vent’anni non ci sarà un presidente di sinistra. Alle urne si sono presentati 7,9 milioni di elettori, chiamati a scegliere presidente, vicepresidente, 36 senatori e 130 deputati. Il verdetto è chiaro: il Paese volta pagina e la stagione del socialismo illiberale targato Evo Morales si chiude. «Il partito dell’ultrasinistra populista è stato sonoramente sconfitto», scrive il capodelegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles Carlo Fidanza.

La sinistra spazzata via

Il senatore di centrodestra Rodrigo Paz Pereira, cattolico, con il 32% dei voti, si contenderà il ballottaggio del 19 ottobre con Jorge “Tuto” Quiroga, 27%, volto della destra radicale. Restano esclusi Samuel Doria Medina (20%), Andrónico Rodríguez (8%) — preso addirittura a sassate al seggio — e l’ex ministro appoggiato dall’attuale presidente Luis Arce, Eduardo del Castillo (3%). Lo spoglio è al 92% e lascia pochi dubbi: la sinistra è stata spazzata via.

Morales, l’uomo che non sa perdere

Eppure, l’ex presidente Morales non si arrende. L’uomo, poco amato in Patria, ma tanto osannato dalla sinistra italiana, ha dimostrato ancora una volta di non accettare la sconfitta. Dichiarato ineleggibile dalla Corte Costituzionale, non ha esitato a sabotare il voto: «Vincerà il voto nullo, il voto di Evo», ha proclamato. Un invito esplicito ad annullare la scheda, pur di non riconoscere il risultato democratico che ha escluso il suo Movimento al socialismo (Mas) dal ballottaggio.

Dalla sua roccaforte del Chapare, dove è fuggito per scampare al mandato di arresto per tratta di esseri umani, Morales ha continuato a gridare al complotto: «Sono vittima di un complotto dell’impero di destra». Una narrazione che ripete da anni e che oggi stride di fronte a un Paese stremato dall’inflazione al 25%, dalla svalutazione della moneta e dalla carenza perfino del pane.

La sinistra travolta dalle sue stesse contraddizioni

Il Mas, nato come bandiera di riscatto, è imploso tra faide e personalismi. Arce e Morales, un tempo alleati, si sono trasformati in avversari, divisi sulla rielezione. La parabola è la stessa di molti socialismi latinoamericani: promesse di giustizia sociale seguite da miseria diffusa e corruzione endemica.

La Bolivia, che negli anni dei prezzi alti di gas e petrolio aveva visto una crescita, oggi paga lo scotto di un modello economico che ha esaurito le risorse e lasciato solo debiti. L’illusione del “socialismo del XXI secolo” ha prodotto vent’anni di immobilismo. Il leader di destra Quiroga li ha definiti senza esitazioni «vent’anni perduti».

La promessa di destra: capitalismo per tutti

Il vento che soffia ora è diverso. Paz ha saputo intercettare il malcontento e trasformarlo in progetto politico. Lo slogan «capitalismo per tutti, non per una minoranza» ha trovato eco nelle piazze, rafforzato dalle arringhe del suo vice, Edman “Capitán” Lara Montaño, ex poliziotto divenuto celebre sui social per le denunce di corruzione.

Entrambi i candidati al ballottaggio condividono la ricetta: riduzione della spesa pubblica, apertura agli investimenti stranieri, relazioni più solide con gli Stati Uniti. Politiche dure, forse dolorose, ma che i boliviani sembrano preferire al pantano assistenzialista che li ha condotti alla fame.

La sinistra illiberale crolla ovunque

L’onda lunga di questa svolta non riguarda solo la Bolivia. «Ci auguriamo sia di buon auspicio per le prossime scadenze elettorali, dal Cile all’Honduras alla Colombia», commenta Fidanza. Dopo vent’anni di retorica sinistra e di sussidi che hanno drogato l’economia, il voto restituisce un Paese che chiede rigore, ordine, verità. I progressisti, qui come altrove, sono ormai incapaci di ammettere la sconfitta e pronti a negare la democrazia stessa pur di non uscire lasciare la poltrona.

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