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Июль
2025

La rivincita silenziosa dei cattolici d’Inghilterra

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Padre John Armitage ha la voce rassicurante del buon pastore di anime e non disdegna d’indossare l’austera palandrana nera dei vecchi parroci. Viene da pensare che sia questo il motivo per cui la sua chiesa cattolica, St. Margaret’s, a Canning Town, una delle aree più povere di Londra, negli ultimi tempi sia sempre piena di fedeli. «Solo nella settimana santa di Pasqua sono venute 5 mila persone»  racconta. «Per le Ceneri la gente non riusciva a entrare in Chiesa». Sono soprattutto giovani adulti, racconta questo prete che tiene messa in Inglese, rumeno e latino e ti allarga lo sguardo su una una voglia di partecipazione in continuo aumento.

Eppure la sua parrocchia non vanta attività attraenti. «Non abbiamo missioni, teniamo degli incontri e celebriamo la messa» spiega «ma la gente ha iniziato ad accorrere così numerosa che a un certo punto abbiamo dovuto aumentarne il numero. Abbiamo persino avuto delle conversioni, così dal nulla. Ma non siamo solo noi, accade in molte altre parti di Londra». Anche in aree della capitale con composizioni etniche, sociali ed economiche molto diverse, come nelle diocesi di Westminster e Richmond, dove si registra lo stesso fenomeno.

E non è solo Londra. La Cna, agenzia di stampa dei cattolici, riporta che la diocesi di Arundel e Brighton nel 2024 ha registrato un aumento da 60 fino a 90 catecumeni – adulti che abbracciano la fede cattolica -, mentre l’arcidiocesi di Birmingham quest’anno ne ha avuti 201, una settantina di più rispetto allo scorso anno e si potrebbe andare avanti con decine di altre città sparse nel Regno Unito. Un trend spiegato, in parte, dalla svolta impressa da papa Francesco e dall’uso dei social, che illustrano però solo in parte un’inversione di tendenza, rivelatasi talmente sorprendente da essere certificata come un dato di fatto ufficiale.

«The quiet revival», il ritorno silenzioso, lo ha chiamato The Bible Society, che in un corposo studio mette a confronto i dati raccolti tra 19 mila adulti nel 2018 con altri 13 mila del 2024 e che evidenzia non solo un generale ritorno alla fede cristiana nel Regno, ma che individua, per la prima volta dallo Scisma di Enrico VIII, i giovani cattolici come promotori di questa rinascita. Dal 2018 la frequentazione della chiesa è aumentata del 55 per cento e il 16 per cento dei soggetti tra i 18 e i 24 anni possono essere considerati frequentatori abituali, persone che nel 41 per cento dei casi è cattolico.

Numeri piccoli, come affermano i commentatori più cauti, ma indicativi di un fenomeno che nessuno aveva previsto e pochi si aspettavano. In una società sempre più edonistica e consumistica, le prospettive legate alla spiritualità tradizionale – diversa e meno accattivante da quella offerta dalle tante sette che spuntano in questi anni – rimangono relegate a pochi fedeli “sovversivi”, peraltro messi costantemente a dura prova dagli scandali che hanno scardinato le fondamenta della Chiesa cattolica, legati agli abusi sessuali commessi dai suoi servitori in tutto il mondo.

Una macchia indelebile, le nefandezze dei preti cattolici in Irlanda, protetti da una rete di colpevole omertà. Ma lo stesso meccanismo di autoprotezione ha destabilizzato di recente anche la Chiesa anglicana inglese (che già stava attraversando una crisi di vocazioni) con conseguenze catastrofiche. «Non ho fatto abbastanza» ha ammesso Justin Welby, ex arcivescovo di Canterbury, costretto alle dimissioni lo scorso novembre, quando il suo nome è stato collegato a quello di John Smith, carismatico avvocato e volontario nei centri giovanili evangelico-cristiani tra il 1970 e il 1980, che ha molestato sessualmente, fisicamente e psicologicamente centinaia di bambini e adolescenti sia nel Regno Unito che in Africa.

Violenze avvenute grazie alla totale copertura delle istituzioni ecclesiastiche che non fecero mai nulla, anzi consentirono a Smith di trasferirsi all’estero dove ha continuato a perpetrare i suoi crimini indisturbato fino alla sua morte avvenuta a Cape Town, da uomo libero, nel 2018. La famosa frase «verrà giudicato di fronte a Dio» sicuramente non basta a far dimenticare il muro di silenzio e indifferenza di cui ha fatto parte anche Welby.

Ben lungi dal frenare una crisi già in atto, il suo ritiro è stato il primo di una lunga serie, motivata dalla stessa ragione: aver consentito, tacendo o mentendo, che alcune mele marce presenti nelle parrocchie anglicane potessero continuare a commettere crimini orribili per i quali, nel mondo dei comuni mortali, si finisce in galera.

George Carey, che ricoprì lo stesso ruolo di Welby dal 1991 al 2002, ha abbandonato l’abito talare un mese dopo di lui, in seguito a un’inchiesta della Bbc che ha raccontato come avesse consentito a un prete sospeso dal ministero per cinque anni – perché accusato di aver aggredito sessualmente una ragazzina – di ritornare in servizio attivo. La malagestione dello stesso caso ha sfiorato poi anche l’attuale successore temporaneo di Welby, l’arcivescovo di York, Stephen Cottrell, che ha resistito alle numerose richieste di dimissioni, pur ammettendo l’esistenza di una frattura profonda all’interno di una Chiesa che non sembra più rispecchiare le aspettative dei fedeli, neppure in Inghilterra dove ha sempre dominato.

Gli ultimi scandali, però, non bastano a spiegare il sorpasso da parte dei “cugini” cattolici, peraltro attraversati ben prima dai medesimi gravissimi peccati. Che cosa spinge dunque la gente verso queste parrocchie più o meno grandi, più o meno ricche, dove un nuovo piccolo universo si reca a pregare, a studiare la Bibbia, a parlare con gli altri di pratiche spirituali?

La risposta di padre Armitage è cristallina. «In tempi come questi, pieni d’incertezza e senso dì smarrimento, servono più che mai punti di riferimento saldi» spiega. «Londra sta diventando una città difficile da vivere, con sacche di povertà sempre più estese. C’è un inno che dice: “Resta con me! L’oscurità si addensa; Signore, resta con me”. Ecco, forse altre Chiese hanno voluto seguire troppo la direzione presa dal vento, mentre noi siamo restati al nostro posto. Diciamo che siamo come la cucina della nonna, sono certo che voi italiani potete capire la metafora…». Anche gli inglesi, a quanto pare.






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