Lavori a Bressana, camionisti infuriati: «Costi e chilometri raddoppiati»
PAVIA. Chilometri raddoppiati, costi pure, traffico sempre più caotico. La rabbia dei camionisti corre molto più veloce dei loro mezzi, dopo l’ennesimo disagio dovuto alla chiusura del ponte di Bressana. Un lavoro già pesante di per sè, ma che per gli autotrasportori della provincia di Pavia si trasforma in una vera e propria odissea ad ogni intervento, opera di manutenzione, cantiere che viene programmato. Code interminabili, giri senza fine. Con una meta che oggi sembra irragiungibile: l’Oltrepo.
I nodi
Fiorino Pizzano, rappresentante provinciale della categoria della Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) che conta più di 250 iscritti, è già sul camion dall’alba. «Facciamo subito un esempio pratico – racconta –. Oggi (ieri, ndr) devo fare il tragitto Pavia-Casteggio. Mentre prima, fra andata e ritorno, erano 55 chilometri, ora, per la chiusura del ponte di Bressana, ne devo fare 130». C’è da aggiungere dell’altro? Sì, c’è. «I costi aggiuntivi del servizio – risponde – che, ovviamente, nessuno ti riconosce. O cerchi di fare delle trattative, o i soldi che ci smeni ti rimangono sul groppone. E per noi è una mazzata. Anche perchè nessuno ci aiuta». Le mete impossibili? Tutte in Oltrepo, nessuna esclusa. Per raggiungere le destinazioni, doppio di strada e di tempo. «Perchè poi – ricorda ancora il rappresentante degli autotrasportatori locali – c’è anche il ritorno a Pavia». Ovviamente non c’è solo il ponte di Bressana. C’è anche quello della Becca, off limits per i camion. Da anni si attende la nuova infrastruttura. Parentesi: da Roma il ministro Matteo Salvini fa sapere, a domanda precisa sull’iter, che «stiamo lavorando per recuperare le risorse». Sorride amaro Pizzano: «Andavo a scuola quando ho sentito per la prima volta dire che avrebbero fatto un nuovo ponte». Correva l’anno 1992. «Parlano, parlano, ma intanto siamo noi a dover subire i disagi, i mancati introiti, i chilometri macinati in più per raggiungere l’Oltrepo». Reggono, non solo metaforicamente, i ponti di Spessa e Pieve Porto Morone. Sempre più intasati, rabberciati. Anno dopo anno. «Speriamo» commenta laconico. I camionisti, intanto, ingoiano ogni giorno chilometri, sconforto, rabbia e delusione. «Il trasporto è spaccato in due – sibila –. Ci sono fabbriche, logistiche a Casei Gerola, Voghera, Casteggio, Broni. Tutte destinazioni importanti per il nostro lavoro». Meno problemi, invece, per chi lavora verso la Lomellina. «Da lì si passa da Cava Manara e si va verso Garlasco, diciamo che è più semplice – conclude –. Ma in quel caso è il traffico a rappresentare un problema».
