Garlasco, si cercano le impronte digitali anche sulle paradesive
GARLASCO. I test genetici hanno mostrato sui reperti la presenza del Dna della vittima e del suo fidanzato Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere. Ora sulla spazzatura di casa Poggi e le strisce paradesive raccolte dopo il delitto si andranno a cercare le impronte digitali, un’analisi che potrebbe essere in linea con i risultati del Dna oppure fornire altri riscontri.
Mercoledì mattina, alle 11, la giudice Daniela Garlaschelli, che conduce l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta bis sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco, ha dato l’incarico al perito ed esperto dattiloscopico Domenico Marchigiani, che affianca la genetista Denise Albani.
Il perito avrà il compito di cercare «le impronte latenti sul sacchetto della spazzatura» azzurro trovato nella villetta di via Pascoli, in cucina, dopo il delitto, e sul suo contenuto: il brick di Estathè, due sacchetti vuoti di cereali e biscotti. In particolare, le impronte nascoste si cercano «sull’etichetta arancione» del brick, che avrebbe mostrato un segno quando fu esaminata nella seconda tappa dell’incidente probatorio con una torcia apposita.
Nuove analisi sui fogli di acetato
Si procederà all’esame anche di alcuni fogli di acetato con impronte digitali, la difesa di Sempio si era opposta. Resta esclusa da questo esame però l’impronta 33. In sostanza, le para adesive che hanno raccolto le impronte digitali sulla scena del crimine saranno esaminate per trovare impronte da poter confrontare con un elenco di persone: oltre ai carabinieri, agli operatori del 118 e a coloro che si occuparono delle indagini, ci sono anche le persone che frequentavano la casa, i familiari della vittima e anche gli amici e del fratello della vittima e l’attuale indagato Andrea Sempio.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15243346]]
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15243468]]
Lo scontro tra consulenti
Contro questa analisi si sono opposti i difensori di Andrea Sempio, indagato in questo nuovo fronte di inchiesta, gli avvocati Angela Taccia e Massimo Lovati, mentre l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori della vittima, ha chiesto di estendere l’incidente probatorio a un’altra impronta: la traccia 33, trovata sulla parete della scala che porta alla cantina e che i consulenti della Procura attribuiscono a Sempio (mentre i consulenti delle altre parti coinvolte arrivano ad altre conclusioni). La richiesta è stata respinta. «La Procura conduce indagini nell’interesse del condannato ma non accoglie le richieste della parte offesa» è il commento dell’avvocato Tizzoni.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15243579]]
Per quanto riguarda la ricerca delle impronte digitali sulla spazzatura, la giudice aveva accolto invece la richiesta dei pm Stefano Civardi, Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. Una richiesta avanzata anche dalla difesa di Stasi. Lo scopo, secondo i magistrati che indagano, è esaltare «le impronte digitali latenti secondo idonee modalità dattiloscopiche che saranno concordate tra i periti e i consulenti tecnici nominati, trattandosi questa di attività di natura irripetibile soggetta a modificazione non evitabile a causa del tempo trascorso».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15243480]]
Proprio sulle modalità il consulente dei Poggi, Marzio Capra, avverte: «L’analisi delle impronte prevede l’uso di una sostanza che rende inutilizzabili i reperti per ulteriori test genetici, sarebbe più opportuno rinviare la ricerca delle impronte al termine dell’incidente probatorio».
I Dna trovati
Sui reperti, che furono sequestrati dai carabinieri solo ad aprile 2008, l’analisi genetica ha portato alla luce, finora, solo tracce di Chiara. L’unico profilo maschile, trovato sulla cannuccia del brick di Estathè, è risultato invece essere di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio a 16 anni di carcere. Una circostanza che il giovane, che la sera prima aveva mangiato una pizza con Chiara, non aveva escluso, anche se, sentito dai carabinieri, in prima battuta aveva parlato solo di una lattina di birra marca Foster. La lattina vuota non fu trovata nella pattumiera e proprio questo spinse gli investigatori a ritenere che nel cestino dei rifiuti ci fossero i resti della colazione della mattina. Una colazione, si ipotizzava, che forse Chiara aveva condiviso con i suoi assassini.
Ancora in corso accertamenti sul dna di Ignoto 3 sul tampone orale
L’obiettivo dell’incidente probatorio davanti alla giudice Daniela Garlaschelli (iniziato il 17 giugno e che dovrebbe terminare con l’udienza del 24 ottobre) è di verificare la possibile presenza di tracce dell’indagato, il commesso Andrea Sempio, nei reperti sequestrati dalla casa del crimine mai analizzati. Queste tracce, nelle circa 60 impronte digitali raccolte con le para-adesive, non sono finora emerse, mentre è venuto alla luce un Dna, classificato come «Ignoto 3», sul tampone orale della vittima prelevato nel corso dell’autopsia eseguita dal medico legale Marco Ballardini. Al momento sono state escluse solo contaminazioni recenti, ma gli accertamenti sono ancora in corso.
