San Ponso, addio a Martinetto fu sindaco per quasi vent’anni
SAN PONSO. C’è chi lascia un segno con clamore, e chi invece lo fa con la forza silenziosa della dedizione quotidiana. Martedì 15 luglio, nella chiesa parrocchiale accanto al complesso plebano, San Ponso ha detto addio a uno dei suoi volti più autentici e amati: Domenico Martinetto, storico ex sindaco del paese, scomparso sabato 12 luglio all’età di 92 anni.
Figura discreta ma profondamente incisiva, Domenico Martinetto ha incarnato per decenni l’essenza stessa del servizio civico. La sua lunga parabola politica iniziò nel lontano 1964, quando entrò per la prima volta in consiglio comunale. Negli anni successivi fu vice sindaco al fianco di Cesare Favero, fino a indossare direttamente la fascia tricolore dal 1996 al 2004, guidando San Ponso con equilibrio, sensibilità e spirito costruttivo.
Uomo semplice e generoso, prestato alla politica per autentico senso civico, Domenico Martinetto non ha mai interpretato la carica come uno strumento di potere, ma come un’occasione per costruire relazioni, ascoltare i bisogni, risolvere problemi.
«Il Comune era un po’ la sua seconda casa – ha ricordato con commozione il sindaco attuale, Riccardo Giganti – e Domenico Martinetto aveva una parola buona per tutti. Cercava sempre soluzioni condivise, non solo per le questioni amministrative, ma anche per i piccoli contrasti tra vicini, per gli attriti quotidiani che in una comunità come la nostra sono inevitabili. È stato un uomo del dialogo, del fare e del mediare».
Ma la dedizione di Domenico Martinetto non si è fermata ai banchi del consiglio comunale.
Forte anche l’impegno nel mondo dell’associazionismo: fu colonna portante della Società di mutuo soccorso, collaborando con il presidente Sebastiano Raimondo, e sostenne con entusiasmo la nascita della Pro loco di San Ponso negli anni Novanta, contribuendo in modo decisivo alla creazione della Sagra delle rane, oggi simbolo identitario del paese. Partecipava anche alla vita parrocchiale, accanto a don Agostino Bosio, altro punto di riferimento della comunità.
Uomo dalla visione concreta ma dal cuore profondamente umano, è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica, riconoscimento che ne ha premiato l’infaticabile impegno civico.
Negli ultimi anni viveva presso la casa di riposo Umberto I di Cuorgnè, ma non aveva mai reciso il legame con il paese che lo aveva visto nascere e crescere come uomo e come amministratore. Il commosso tributo dell’intera San Ponso, martedì, è stato un abbraccio collettivo, una restituzione affettuosa a chi, per decenni, ha fatto della vicinanza agli altri la propria missione. Lascia il fratello Antonio con la moglie Rina, i nipoti Mauro e Fulvio con le rispettive famiglie, le pronipoti Federica e Giulia, e numerosi cugini. Ma soprattutto lascia un vuoto tangibile in una comunità che, anche grazie a lui, ha imparato il valore della cura, dell’ascolto e della responsabilità condivisa.
«Domenico Martinetto - è stato detto in chiesa - lascia un’immagine di amministratore pubblico che non sbiadirà nel tempo. Perché tutti i giovani che si avvicinano alla politica nella sua declinazione di amministrazione locale devono riconoscersi nelle qualità di Martinetto: dedizione, onestà e visione».chiara cortese
