Ivrea, l’addio a Luigi Ferrando: portò al successo il Carema
IVREA. Ha finalmente ritrovato la sua amatissima moglie Mariella, andatasene per sempre un anno e mezzo fa e la cui perdita era stata un colpo durissimo, Luigi Ferrando, 84 anni, venuto a mancare la scorsa domenica 13, dopo breve malattia, all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino dove era appena stato ricoverato. La notizia della sua scomparsa ha destato profondo cordoglio in città dove era conosciutissimo per l’importante attività familiare legata al vino, nella produzione, soprattutto, del suo rinomato Carema, e nella bottiglieria così famosa da aver addirittura inciso sulla toponomastica cittadina, tanto che, ancora oggi, la piazza Nuovo Quartiere Vittorio Emanuele III, sulla quale era affacciata, è comunemente conosciuta da tutti e indicata ai forestieri come piazza Ferrando.
Da tanti anni l'attività è seguita con grande successo dal figlio Roberto, attuale titolare, il quale, subentrato al padre, vi ha profuso e vi profonde tuttora eguali passione e impegno e lo ha reso giustamente orgoglioso fino all’ultimo.
«La nostra famiglia – ricorda Roberto – opera nel mondo del vino da ben cinque generazioni. Era il 1890 quando il trisavolo Giuseppe, bisnonno di mio padre, giunto ad Ivrea dalla Val Bormida con l’intento di introdurre i vini piemontesi in Valle d’Aosta, fondò l’attività, con sede nelle cantine dell’ex convento di San Bernardino, allora abitazione di Camillo Olivetti al quale lo legarono tanti ricordi oggi capisaldi dell’aneddotica familiare, che lo vedevano ancora alle prese con l’importazione e la commercializzazione in Italia delle biciclette Victor, prima di dedicarsi completamente alle macchine per scrivere».
«A partire dal 1957, mio nonno, nipote del fondatore, e mio padre iniziarono la produzione di uno dei vini più rari ricavati dal vitigno Nebbiolo, il Carema e, nell’omonimo comune dove il Canavese fonde i propri confini con quelli valdostani, realizzò una cantina per la sua produzione e per l’invecchiamento – aggiunge –. La prima vinificazione curata direttamente dalla mia famiglia è del 1962. La Doc del Carema, una delle più antiche d’Italia, è stata istituita nel 1967. È da quasi sessant’anni, dunque, che siamo legati a questo vino che rappresenta un vero e proprio pezzo di storia dell’enologia e della cultura vitivinicola italiana. In anni più recenti, l’impegno produttivo della nostra azienda si è esteso all’intera gamma dei vini canavesani, ma il Carema ha continuato a mantenere una posizione primaria anche nel cuore».
«Il nostro Carema Etichetta Nera – rimarca Roberto - nel tempo ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi dalle guide più importanti, dal Gambero Rosso a L’Espresso, passando per Bibenda e il Touring Club. Altrettanto è stato per l’Etichetta Bianca. Riconoscimenti importanti che hanno premiato non solo il vino, ma anche la tenacia e l’impegno di mio padre nel voler credere e puntare sul territorio, in un’epoca in cui nessuno si occupava di questi temi. Lui è stato un vero pioniere nel costruire un’azione di salvaguardia del territorio e dei vigneti, avendo compreso quanto, pur rappresentando una realtà di eccellenza, fossero fragilissimi e necessitassero di una cura speciale e di una vera e propria difesa che ne garantissero il futuro. Mi piace pensare che la sua dedizione, oltre che il nome, continui a vivere nel nostro vino». «Senza contare – evidenzia – la sua lungimiranza nell’aver creduto che il Carema fosse un vino in grado di competere coi grandi rossi piemontesi, non sotto casa, ma in giro per il mondo. E nell’aver quindi iniziato, insieme alle altre aziende piemontesi poi diventate top, a viaggiare e a esportare all’estero: anche in questo è stato un precursore al quale i fatti hanno dato ragione».
Non meno importante dell’imprenditore di successo è stato l’uomo Luigi Ferrando, stimato e benvoluto da tutti per il suo tratto affabile e l’approccio sempre sorridente al prossimo. Nel suo ricordo, in tanti, ieri, giovedì 17, si sono stretti a Roberto, al fratello Andrea e alle rispettive famiglie, in occasione dei funerali che si sono tenuti nella chiesa parrocchiale di Sant’Ulderico.
