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Июль
2025

Bastano otto secondi per capire ciò che vediamo e leggiamo?

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di Manuela Ballo

Un batter d’ali e oplà, siamo già passati da un social all’ altro, da un messaggino all’ altro. Negli ultimi anni la nostra soglia di attenzione ha subito, infatti, un calo drastico: siamo diventati maestri nello “scrollare” (come si dice nel gergo giovanile) specie sui social i vari reels e le innumerevoli notizie senza neppure farci troppo caso; senza soffermarci più del dovuto tanto da arrivare ad avere una soglia dell’attenzione di soli otto secondi, meno di quella che stando alle leggende avrebbe un pesce rosso. 


I motivi sono da rintracciare nel sovraccarico informativo, nell’abuso dei social e delle varie piattaforme di messaggistica istantanea. Siamo ormai quasi tutti multitasking e riteniamo questa un’abilità fondamentale per stare al passo dei tempi. Eppure tutto questo passare da un device all’ altro e il fatto di pensare di poter fare più cose contemporaneamente sono fonte di enorme stress che porta a evitare di concentrarsi  su dei focus definiti e su quello che stiamo leggendo o che vorremmo leggere. Schiviamo le notizie, ma essendo sottoposti a flussi informativi , cerchiamo di evitarle per non affogare. In pratica, così facendo, stiamo allenando il nostro cervello a saltare da un punto ad un altro, da una notizia all’ altra con tanta, troppa velocità.

Sul tema ne hanno parlato in molti e sono state condotte numerose ricerche.  La giornalista Lisa Lotti, ad esempio, durante un Ted X ha fornito dei dati che possono dare l’ idea del costante e continuo flusso di informazioni a cui siamo sottoposti. La rete, dice: “produce l’equivalente di 28 milioni di volumi ogni secondo e noi giornalmente riceviamo 150 miliardi di mail e  42 miliardi di messaggi WhatsApp”. E questi numeri sono un indice di ciò che sta accadendo e che è destinato solo ad aumentare.

Scavando più a fondo si evita di trattare gli argomenti in questione con eccessiva superficialità. Infatti, come sostiene Carlo Sorrentino – nel suo recente libro dedicato ai mutamenti del giornalismo – contrariamente a quello che si potrebbe pensare non siamo soggetti passivi ma, in realtà,  siano noi stessi a decidere di essere “bombardati” dalle informazioni . L’autore, infatti, parlando dell’ampliamento dei fatti  “notiziabili”  sostiene che “spesso adoperiamo la locuzione essere bombardati dall’ informazione. Il verbo usato e la sua declinazione al passivo sottintendono l’ineluttabilità di tale processo. Inducono quasi alla rassegnazione, sottolineando come non si possa sfuggire al bombardamento. In realtà, a tale ricchezza di news ci sottoponiamo – senza nemmeno farci caso – proprio perché abbiamo bisogno di riceverne sempre più per abitare il mondo contemporaneo”.


Abbiamo dunque perso la capacità di concentrarci e avere dei focus specifici che durino più di quegli otto secondi; abbiamo perso il lusso della concentrazione. I motivi sono ben visibili. Il sovraccarico informativo ci ha reso schiavi nel passare da un medium ad un altro, a “scrollare” forsennatamente senza soffermarci a riflettere.  


La cosa diventa ancor più rilevante se confrontiamo questi dati con quelli che riguardano i consumi mediatici degli italiani.  Difatti noi passiamo 5 ore e 49 minuti al giorno collegati a Internet, di cui 1 ora e 48 minuti sui social media, piattaforme – queste ultime – ormai adoperate dal 72, 8 percento degli italiani […] la permanenza in rete supera nettamente il tempo trascorso a guardare la televisione (3 ore e  6 minuti) oppure a leggere il giornale (1 ora e 13 minuti).

La lentezza, scriveva Italo Calvino, nelle sue arcinote “Lezioni americane” è un pregio, specie in un mondo fatto di velocità esistenziale  e di super-velocità dei grandi network informativi. Il New York Times, tanto per citare un esempio, dopo aver pubblicato le notizie di cronaca con la velocità dettata dal tempo consiglia il lettore di dedicarsi alle “letture lunghe”, con tanto di indicazione nel titolo. Sapremo trovare un equilibrio tra la velocità dei media digitali e la lentezza della lettura e della scrittura e, quindi, del pensiero critico? I dubbi sono molti ma forse sarebbe bene tentare,

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