Giotto Musso, musicista canavesano che lavorò per 3 anni con Buffalo Bill
IVREA. Non poteva certo mancare, tra tante vicende di uomini e cavalli, la piccola storia del canavesano che per tre anni lavorò con i cavalli del mitico Buffalo Bill, al secolo William Frederick Cody, ex colonnello dell’esercito degli Stati Uniti, che nel 1883 creò il Buffalo Bill Wild West Show, uno spettacolo circense in cui venivano ricreate rappresentazioni western, fra le quali la battaglia di Little Bighorn in cui perse la vita il Generale Custer, e che divenne famoso in tutto il mondo.
Si tratta di Giotto Musso, nato a Castellamonte nel 1880 e scomparso nel 1966, padre di Giuseppe Maria, indimenticato poeta e grande uomo di cultura. Come molti altri canavesani, terminato il servizio di leva, Giotto Musso emigrò in America, a Saint Louis, nel Missouri, dove già vivevano tre suoi fratelli, e fu proprio nell’albergo del fratello Pietro che avvenne l’incontro con Buffalo Bill. Il circo Wild West aveva infatti piantato le tende proprio lì e una sera il colonnello Cody, accompagnato dalla bella tiratrice Annie Oakley, stella dello spettacolo, e dal capo indiano Toro Seduto, entrò nel locale di Pietro e restò colpito dalla bravura di Giotto che, in una stanza dell’albergo, si stava esercitando con il suo clarinetto. Volle conoscerlo e, seduta stante, lo scritturò. «Ben presto, mio padre – scrisse molti anni dopo Giuseppe Maria – divenne il primo clarino nella banda dello spettacolo e, per uno strano caso, raggiunse la notorietà. Mentre eseguiva, un mattino, fuori del suo carrozzone, una difficile acrobazia di note sul clarinetto, un cavallo si spaventò. Rifece la stessa gamma di note e altri cavalli si spaventarono. Ne uscì un numero di successo nel quale Buffalo Bill dimostrava le sue eccezionali doti di cavallerizzo, montando un purosangue messo in grande spavento dallo strumento di Giotto».
Per tre anni il giovane girò il mondo con il Wild West Show, che approdò, un giorno, in una città poco distante da Castellamonte. «Un pomeriggio di aprile – continua il racconto di Musso – il giovane fu accolto dal vecchio campanile e dai curvi genitori. Giotto suonò per sua madre e suo padre; nessun cavallo nitrì per paura, chè, nei pressi, non c’erano cavalli, ma nel cortile della casa c’era una giovinetta timida e graziosa. Giotto suonò anche per lei, una sera di luna, di stelle e d’aria tiepida e s’innamorò. Svestì la divisa turchina dai bottoni di latta, senza rimpianti, e si congedò da Cody. I cavalli di Buffalo Bill, non udendo più le acrobazie musicali di Giotto si quietarono. Questa è la storia vera di mio padre. Semplice e dolce come una favola». Anni dopo, Giotto Musso aprì, a Castellamonte, il suo Caffè Svizzero, luogo di ritrovo di intellettuali e artisti. Fu anche tra i fondatori della Casa della musica e, a lungo, primo clarino della locale banda musicale.
