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Июнь
2025

Oltre 300 mila in piazza per Gaza

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Oggi, a Roma, una vasta manifestazione promossa da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra ha invaso le strade per chiedere la fine delle violenze a Gaza. Il corteo, partito da piazza Vittorio poco dopo le 14, ha raggiunto piazza San Giovanni, con una partecipazione massiccia. A guidare la mobilitazione, i leader Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

Lo striscione che ha aperto la marcia recitava: “Gaza stop al massacro. Basta complicità”. Tra la folla, numerosissime bandiere dei partiti promotori, della pace e della Palestina. Colpisce la presenza di due persone che camminano fianco a fianco portando insieme una bandiera palestinese e una israeliana annodate. Dal palco, la giornalista Valentina Petrini ha commentato: “La piazza è stracolma e non si riesce a vedere la coda del corteo. Una grandissima risposta”. Gli organizzatori parlano di oltre 300 mila partecipanti.

Nel frattempo, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha espresso la propria preoccupazione: “Preoccupata per la scelta di difendere solo un popolo, quello palestinese, e non anche quello israeliano”.

Giuseppe Conte ha scritto sui social: “Noi non vogliamo essere partner di un genocidio a Gaza. Tutti in piazza a Roma per Gaza, per salvare i nostri valori dalla complicità, dall’indifferenza”. Elly Schlein, parlando all’inizio del corteo, ha sottolineato: “È un’enorme risposta di partecipazione per dire basta al massacro dei palestinesi e ai crimini del governo Netanyahu. È un’altra Italia che non tace, come fa il governo Meloni”.

Una piazza “unitaria e inclusiva”

Ai margini della manifestazione, la segretaria del PD ha dichiarato: “È una piazza molto unitaria e inclusiva, lo sentite anche dal palco dove si alterneranno testimonianze di associazioni, ma anche di palestinesi e anche di israeliani che stanno manifestando contro Netanyahu e contro il cinismo di un governo che sta portando avanti un massacro per i propri fini politici”. Ha poi aggiunto: “È una piazza che finalmente vede le forze politiche assumersi la responsabilità di rispondere a una richiesta fortissima che abbiamo sentito dal basso. E lo vedete in questa magnifica piazza trasversale, aperta”.

Le richieste della manifestazione

Schlein ha ribadito la chiarezza della piattaforma politica che ha dato origine all’iniziativa: “Questa è un’Italia che non tace, ma che vuole manifestare per la pace, per i diritti di due popoli e due Stati a vedersi riconosciuti e vivere, convivere, pacificamente in sicurezza”. E ancora: “Quindi è il successo di una manifestazione che da subito è stata convocata da tre forze politiche su una piattaforma molto chiara e molto sentita nella società italiana. La richiesta forte di un cessate il fuoco, di liberare tutti gli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi di Hamas, la richiesta di un riconoscimento dello Stato di Palestina”.

Ha quindi ricordato che altri Paesi si sono già mossi: “Del resto l’hanno già fatto la Spagna, l’Irlanda, la Norvegia e si appresta a farlo anche la Francia. Questa piazza chiede questo, chiede al governo italiano all’Unione Europea e alla comunità internazionale di agire. Non è il tempo delle parole, ma delle azioni concrete e di riuscire a fermare questo massacro e riuscire a fermare il governo di estrema destra di Netanyahu”.

Conte: “Mescolare le bandiere per una giusta causa”

Dal palco, Giuseppe Conte ha sottolineato: “Su questi temi concreti noi ci siamo con chiarezza, forza e determinazione. A noi piace mescolare le bandiere per una giusta causa”. Ha poi aggiunto: “Di fatto è già successo. È successo per altri progetti politici, per altri obiettivi politici. Ci sono già degli obiettivi che hanno visto le nostre bandiere mescolarsi per rafforzare l’azione politica. Non ci siamo mai sottratti quando c’è un progetto che a noi sta a cuore, come sul salario minimo e anche qui per Gaza”.

Conte attacca il governo

Ancora Conte ha affermato: “Questa è una piazza che tre forze politiche hanno sollecitato muovendo da una mozione unitaria, ma è la piazza di tutti gli italiani che non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e che non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu, che considerano amico”. Ha concluso con un duro attacco: “È una piazza che condanna l’ipocrisia di un governo che balbetta, siccome sta cambiando un po’ il clima internazionale, sta dicendo che adesso questi morti stanno diventando inaccettabili. Perché, trentamila, quarantamila vittime palestinesi a Gaza, cinquantamila erano accettabili? Capite l’ipocrisia e il balbettio di un governo complice? E questi cittadini dicono, noi non siamo complici”.

Fratoianni: “L’Italia non cada nell’infamia”

Duro anche l’intervento di Nicola Fratoianni: “Quella di oggi a Roma è un’enorme manifestazione, è la risposta dell’indignazione dell’Italia migliore, che chiede al governo di non trascinare il nostro Paese nell’infamia della storia”. Il leader di Avs ha invocato misure forti: “Chiediamo il riconoscimento dello Stato palestinese, chiediamo sanzioni e la sospensione dell’accordo tra Ue e Israele e il non rinnovo del protocollo dell’Italia. Occorrono misure concrete per fermare lo sterminio, la deportazione e la pulizia etnica e si deve fermare l’ecatombe dell’umanità che è davanti ai nostri occhi a Gaza”. Ha poi concluso: “Oggi lo chiediamo insieme a un’enorme manifestazione. L’Italia migliore oggi dice a Meloni basta complicità, ipocrisia e codardia”.

La posizione di Azione e Italia Viva

Nel frattempo, a Milano, Azione, Italia Viva e +Europa hanno promosso un’altra iniziativa dal titolo Due popoli, due Stati, un destino, al Teatro Franco Parenti. Lì, Matteo Renzi ha lamentato la mancanza di una piazza unitaria, mentre Carlo Calenda ha criticato i promotori romani: “Sarebbe stato meglio avere una piazza unica”. Ha poi aggiunto: “Avevamo proposto una cosa molto semplice: dire che la manifestazione di Roma non fosse aperta a chi chiedeva la distruzione dello Stato di Israele, a chi urla dal Giordano al mare e a chi compie atti contro i cittadini israeliani, in quanto cittadini israeliani. Schlein lo avrebbe fatto, ma il M5S e Avs vogliono avere tutta per loro questa discussione e lo trovo un po’ avvilente”.

Le voci dal palco

Tra gli interventi più applauditi, quello del giornalista Gad Lerner: “Noi ebrei italiani che scendiamo in piazza siamo una minoranza, talvolta ci danno dei traditori, ma noi avvertiamo l’urgenza che avvertono gli ebrei pacifisti israeliani di difendere Israele da se stessa”. Ha poi chiarito: “Chi vi parla è un sionista, essere sionista non equivale a fascista e assassino. È evidente che la conduzione criminale di questa guerra da parte del governo Netanyahu ha suscitato l’atavico odio contro gli ebrei”. Lerner ha inoltre accusato Netanyahu di “abusare della memoria della Shoah per darsi una giustificazione morale, alimentando questo sentimento”.

Rula Jebreal, giornalista palestinese, è intervenuta con forza: “Sono la prima donna palestinese che parla pubblicamente a una piazza, una piazza piena di affetto, di amore e di solidarietà”. Ha sottolineato il potere delle parole: “Tutti i genocidi si realizzano anche con le parole, parole che negano l’umanità di un popolo, parole che criminalizzano le vittime, trasformandole in una minaccia esistenziale contro cui tutto è permesso. Ma le parole sono fondamentali anche per resistere”. E ha concluso: “Io credo che le cose vadano chiamate col loro giusto nome, altrimenti non le vediamo. È importantissimo definire quello che sta accadendo a Gaza che è un genocidio, perché è l’unico modo per fermarlo”.


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