Il miglior vino bianco d’Italia porta i turisti a Gorizia: «Ora servono trasporti e hotel»
GORIZIA Gorizia si avvia a diventare (con Nova Gorica) Capitale europea della Cultura riscoprendo anche il suo essere capitale del vino, e vantando quest’anno il miglior bianco d’Italia. Si tratta dello Chardonnay Riserva 2018 dell’azienda Primosic di Oslavia, che porta così anche la città sul trono dell’enologia nazionale grazie al riconoscimento della guida del Gambero Rosso, e che per questo è stato premiato in municipio dal sindaco Rodolfo Ziberna. In un incontro che è diventato occasione per ribadire quanto il mondo del vino d’eccellenza possa rappresentare elemento d’attrazione e strumento di promozione del territorio.
Il premio
Intanto lo Chardonnay Riserva 2018 di Primosic sta facendo fare anche a Gorizia il giro del mondo attraverso la guida del Gambero Rosso, che viene tradotta anche in inglese, tedesco, cinese e giapponese. «Il vino è uno strumento eccezionale per la promozione del territorio, ne incarna la storia, le peculiarità e lo spirito – ha detto il sindaco Ziberna, premiando il capostipite dell’azienda Silvestro Primosic, alla presenza tra gli altri dell’assessore al Turismo Luca Cagliari e della direttrice del Gect Go Romina Kocina –. Primosic porta in alto nel mondo il nome della nostra città, quindi per noi è un patrimonio di grandissimo valore».
Una tradizione di famiglia
E da parte sua Silvestro, uno dei punti di riferimento dell’enologia regionale, ha voluto sottolineare con forza che lo Chardonnay premiato è un “vino di Gorizia” e ha raccontato che l’azienda continua a essere in buone mani, portata avanti oggi dai figli Marko e Boris, a cui si aggiunge la nuova generazione composta dai cugini Greta, Nicola, Aleksjia ed Elia. A loro spetta il compito di rinnovare una tradizione di famiglia che – ha spiegato nel suo intervento l’enologo Claudio Fabbro – affonda le sue radici fin nel Settecento, e che è stata ripresa e rilanciata, portandola nella modernità, nel 1956 da Silvestro Primosic. Il quale guarda al futuro, convinto che Gorizia possa ottenere moltissimo sul piano del ritorno d’immagine, economico e dello sviluppo turistico dal mondo vitivinicolo. A patto di riuscire a valorizzarlo.
L’importanza del vino
«Ricordo un sondaggio di qualche anno fa che diceva come la nostra città sia conosciuta nel mondo soprattutto per la Grande Guerra, e subito dopo per i suoi vini – dice Primosic –. Credo che oggi lo sarà anche come Capitale europea della Cultura, ma il vino continuerà a recitare un ruolo di primo piano. Abbiamo presenze e richieste crescenti da parte di visitatori: proprio di recente dalla Cina, dal Messico, dal Brasile, dalla Thailandia. Gorizia deve recuperare il suo ruolo di capitale del vino, e valorizzarlo».
Serve un cambio di passo
Per farlo tutte le componenti devono mettersi in gioco: «Ne ho parlato anche con il sindaco – conclude Primosic –. Serve un cambio di passo nel settore della ricettività, con orari e offerte di alberghi, ristoranti, locali e negozi più ampi e completi. È ciò che i nostri ospiti ci chiedono».
Una conferma arriva anche dalle parole di un altro grande produttore di Oslavia, e anima dell’Apro, Sasa Radikon: «Da 10 anni lavoriamo per promuovere Oslavia e Gorizia, e i frutti iniziano a vedersi – dice –. Dopo la pandemia l’enoturismo ha vissuto un autentico boom, osserviamo un aumento costante delle richieste e cerchiamo di coinvolgere e far lavorare le strutture ricettive della città e dei dintorni. I turisti arrivano da tutta Italia ma anche dal nord Europa, dal Nordamerica, dall’Asia dove i nostri vini hanno un mercato importante».
Collegamenti e ricettività
Tra gli aspetti che sarebbe importante potenziare, oltre all’incremento di posti letto e alla disponibilità di ristoranti lungo tutto l’arco della settimana, i collegamenti. «Per chi arriva con la propria auto, magari dall’Italia, non è un problema – dice Radikon –, ma spesso capita di dover portare personalmente clienti stranieri dalla collina alla città, e viceversa. Un servizio di navette, magari ecologiche, o altri mezzi di collegamento pensati per i turisti potrebbero essere strategici».
RIPRODUZIONE RISERVATA
