Centro migranti e post diffamatori, assolta la leghista Raffaella Marin
GRADO Raffaella Marin, segretario della Lega di Grado e già assessore alla Cultura con la giunta Kovatsch, è stata assolta dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo Facebook. La sentenza è stata pronunciata martedì dal giudice monocratico Concetta Bonasia: assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Si è concluso così il processo legato ad una vicenda ben nota, risalente al 2017, in ordine al progetto di apertura di un Centro per migranti a Fossalon, proposto dall’allora sindaco Dario Raugna.
[[ge:gnn:ilpiccolo:13899314]]
Quei tre post su Fb della Marin dai toni aspri, non lesinando parole pesanti, avevano scatenato un circuito “virale” tra i cittadini espressamente contrari all’accoglienza di 18 immigrati. Non mancarono le manifestazioni pubbliche, nella frazione agricola, nelle piazze e sul sagrato della basilica dell’Isola. Tutto, in un clima di campagna elettorale proiettata alle politiche del 2018, che aveva sancito l’elezione della Marin in Senato. Ma il suo notevole back-ground politico è stato adombrato nel momento in cui è dovuta comparire davanti al Tribunale.
Allora divampava la protesta dei fossalonesi, contrari all’apertura del Centro di accoglienza per i migranti. Il contesto di campagna elettorale aveva quindi mutuato la spinosa questione nel “caso di punta” del contendere tra il centrosinistra favorevole al progetto ed il centrodestra contrario. Era la fine di settembre 2017 quando Raffaella Marin dal suo profilo Fb aveva invitato il popolo del web a quietare gli animi infervoratisi contro una famiglia sbagliata, tanto che era stata più volte raggiunta da telefonate minatorie.
L’omonimia del cognome aveva infatti dirottato molti in tal senso, convinti di aver individuato i privati coinvolti nel progetto di accoglienza. Erano invece tre fratelli che all’epoca avevano messo a disposizione l’immobile nella frazione agricola destinato a diventare il Centro di accoglienza dei migranti. In quel post erano comparsi i veri nomi e cognomi, che successivamente la stessa Marin aveva provveduto a censurare, mantenendo nei due ulteriori messaggi un approccio comunicativo comunque sostenuto nel prendere le parti della “famiglia sbagliata”. Sta di fatto che era partita la querela.
E martedì l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Quanto richiesto dal difensore, avvocato Cesare Tapparo, del Foro di Udine. Sostanzialmente il professionista forense, nel corso della sua arringa ha ricondotto i presunti attacchi della Marin nel contesto storico della vicenda, nell’alveo quindi della diatriba politica propria di una campagna elettorale che, come tale e comunque tendente a “dilatarsi” nel tempo, non risparmia espressioni colorite. Con ciò, dunque, attribuendo l’energico dibattere della propria assistita all’esercizio di critica politica. Raffaella Marin non aveva oltrepassato i limiti della necessità dell’affermazione e della diffusione delle proprie idee, non era entrata in delegittimazioni personali, rimanendo piuttosto sul piano politico. Espressioni di dissenso, quindi, anche estreme ma rivolte verso un unico aspetto: il contrasto all’immigrazione fuori controllo. Marin peraltro, come ha dichiarato, non conosceva neppure chi l’aveva querelata.
Soddisfatto l’avvocato Tapparo: «Non c’era alcuna intenzione di offendere alcuno. Tutto è stato ricondotto nell’ambito di una campagna elettorale molto accesa, ed è stata riconosciuta la libertà di critica politica». L’avvocato di parte civile, Roberto Mazza, ha dichiarato: «La sentenza ha ritenuto accertato il fatto, tuttavia parrebbe aver riconosciuto sussistente l’esimente politica. A questo punto, ai fini di una più compiuta valutazione, attendiamo di leggere le motivazioni, previste entro il termine di 90 giorni».
