Riteneva avesse abusato della figlia: minaccia e picchia un ragazzo
«Sentendolo raccontare nel dettaglio, come papà ho perso la testa...». Così l’imputato, un quarantenne della provincia di Pordenone, ha illustrato al giudice Alberto Rossi la sua versione di quanto è successo il 6 giugno 2020. Il genitore è a processo per lesioni aggravate, minacce e sequestro di persona nei confronti di un ragazzo all’epoca ventenne.
Il pm ha contestato all’imputato di aver organizzato un’azione punitiva nei confronti del giovane ritenendo che quest’ultimo avesse ceduto nel 2019 hashish alla figlia minorenne e che avesse abusato di lei in tale circostanza.
Gli inquirenti hanno ricostruito che altre persone con un sotterfugio hanno portato il ragazzo a casa sua e che il padre ha chiuso a chiave la porta d’ingresso, minacciandolo «ti torturo per quattro giorni poi ti uccido» e picchiandolo con una padella e una spranga. Il ragazzo è scappato saltando dal terrazzo: 5 i giorni di prognosi riportati.
Il padre, assistito dall’avvocato Giuseppe Muzzupappa, ha raccontato invece di essere stato avvisato dall’ex compagna e di aver chiamato dal terrazzo il ragazzo «per fare due chiacchiere» a casa sua, visto che non poteva spostarsi in quanto gli arresti domiciliari.
L’ex compagna e il suo attuale compagno si sono allontanati prima della colluttazione. Il genitore ha sostenuto che sarebbe stato il ragazzo a raccontargli di aver fatto fumare «tre canne» e bere una birra alla minorenne e di averla poi portata in camera sua, abusando di lei, ignorando che il suo interlocutore fosse il padre. Versione peraltro contestata dal legale della controparte.
L’imputato ha affermato che la porta era aperta e che il ragazzo è scappato quando ha capito che stava chiamando i carabinieri.
L’avvocato di parte civile Piero Cucchisi, in sostituzione della collega Sara Rizzardo, ha rilevato contraddizioni rispetto a quanto dichiarato dall’imputato ai carabinieri e gli ha chiesto conto di una precedente querela sporta nei confronti di un altro ragazzo. Il giudice Rossi ha rinviato la discussione per risentire un testimone di cui erano state acquisite solo le sommarie informazioni.
La parte civile ha precisato che l’accusa di cessione di hashish, ipotizzata a seguito della denuncia del genitore, è già caduta. Deve invece essere ancora fissata l’udienza preliminare per l’ipotesi di violenza sessuale.
