Più benessere nelle stalle mantovane: la nuova via è la genomica
Il mondo del latte scommette sulla genomica. Per produrre di più? Non secondo l’analisi di Coldiretti. Secondo l’associazione di categoria le aziende, adesso, puntano più sul benessere animale. «Oggi gli allevatori di vacche da latte investono moltissimo e il 30-40% della spesa riguarda il benessere animale - dice il presidente di Coldiretti, Fabio Mantovani, che è a sua volta un produttore di latte - che significa anche puntare sulla selezione dei capi per il loro benessere: arti e piedi sani, fertilità, longevità, resistenza agli stress da cambiamenti climatici, incremento della proteina per la caseificazione per chi vende il latte per la produzione di formaggio. Per non dimenticare il miglioramento metabolico degli animali, così da ridurre l’impatto ambientale e le emissioni».
Difficile che gli allevatori rilevino quanto investono nei Piani di accoppiamento, ma di certo, spiega Matteo Zilocchi, allevatore di Pegognaga con 1.100 vacche per la produzione di Parmigiano Reggiano, «dopo l’alimentazione, la manodopera, l’energia, la genetica o la genomica, branca del settore che permette di accorciare i tempi della selezione, è una voce di tutto riguardo per chi vuole avere determinati risultati in stalla».
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Roberto Chizzoni, allevatore di Bozzolo con una stalla da quasi 2.000 capi, mette al primo posto «la longevità degli animali: oggi siamo a 2,5 lattazioni di media, puntiamo ad arrivare a tre, mantenendo dati complessivi di salute positivi». Stalla all’avanguardia, visitata in questi giorni da delegazioni di studenti dell’Università olandese di Wageningen e da allevatori canadesi, Chizzoni, dopo una forte crescita dimensionale, vuole tornare «a vendere genetica, come facevamo in passato».
Altra esperienza esemplare quella di Giuseppe Freretti, allevatore di Canneto sull’Oglio, che non si affida a una realtà che vende seme, ma si fa costruire i piani di accoppiamento su misura, cercando «i migliori tori selezionati in base alle classifiche internazionali, studiando con attenzione gli aspetti che vogliamo valorizzare e tenendo presente che ogni anno vendiamo circa 130-140 capi ai colleghi allevatori».
