Padova, la scuola materna delle Cave destinata alla chiusura: «I conti non tornano»
Congregazione religiosa in difficoltà economica e chiusura delle scuole: ormai un paradigma in città.
Dopo la scuola materna Mamma Margherita, anche la scuola materna Nostra Signora del Suffragio, nel quartiere delle Cave, dall’anno prossimo non accoglierà più bambini.
Le suore, che non dipendono dalla Diocesi padovana ma da Torino, hanno bloccato le iscrizioni perché intendono vendere la struttura. Conferma la notizia l’assessora alle Politiche scolastiche, Cristina Piva: «Le suore di via Pelosa hanno avuto indicazione dalla congregazione madre di non ricevere iscrizioni per il prossimo anno perché è in programma la dismissione della scuola e la vendita dell’immobile.
Siamo nel quartiere delle Cave, vicino al centro sportivo, alla parrocchia e alla Consulta. Al momento ci sono una cinquantina di bambini che dovranno trovare un’altra scuola. Ce n’è una statale vicino» rileva Piva, «ma è già piena; un’altra comunale è a Brusegana, dunque non proprio vicinissima e poi ce ne sono altre due private - una parrocchiale e una della Spes - ma i costi salgono molto, soprattutto per quella della Spes».
L’emergenza per le scuole è far quadrare i conti e a rimetterci sono le famiglie.
«Sono andata alla riunione dei genitori con i salesiani in via Adria per capire, non tanto per portare soluzioni» continua Piva, «ho trovato membri della Consulta, cittadini preoccupati, insomma ho trovato una comunità allarmata per la chiusura della scuola».
Ma non sembra ci siano speranze: «I salesiani hanno spiegato che, in un quadro economico più generale, sono in difficoltà e hanno gli stipendi dei dipendenti da pagare» va dritta al punto l’assessora, «dunque vendere alcune proprietà sembra l’unica possibilità. Per la scuola della Mandria chiedono circa 600 mila euro, mentre la proposta della società che la gestisce è meno della metà».
A conti fatti non c’è margine di negoziazione. In vendita è anche l’ex convitto, gli impianti sportivi e il Piccolo teatro Don Bosco. Tuttavia resta aperta la questione del vincolo del piano regolatore: «Chi compra» continua Piva, «corre il rischio di non avere una destinazione d’uso diversa».
E il Comune? «Siamo in un momento di grande attenzione economica» continua l’assessora, «immaginare un acquisto perché diventi una scuola comunale significa considerare anche il personale e, in questo momento, siamo in una situazione di sofferenza, con il tetto per la spesa già raggiunto. Ne parlerò con il sindaco Giordani, ma onestamente non è una strada facilmente percorribile».
