L’ex comandante della polizia penitenziaria: «Una detenuta mi riferì che Sissy fu assassinata»
«La detenuta I. mi ha detto che ad uccidere Sissy è stata l’agente A. su delega del direttore, per due motivi. Per illeciti amministrativi perpetrati dalla direzione per ammanchi in carcere. E perché Sissy rompeva le scatole nella sezione, a detenute e agenti, per rapporti di promiscuità, in particolare verso una agente vista in una cella in rapporti promiscui con una detenuta, nel bagno. Mi disse che in mattinata aveva visto Sissy e A. fare insieme la “battitutra” di controllo delle inferiate nella sezione e nel pomeriggio A. con la faccia bianca. Le dissi che non poteva parlare di omicidio senza le prove».
Così ieri, 29 novembre, ha testimoniato - in un’aula del Tribunale civile - l’ex comandante della Polizia penitenziaria del carcere femminile della Giudecca, nel processo che vede la detenuta (difesa dagli avvocati Mauro Serpico e Anna Rosso) a giudizio per calunnia, proprio per l’episodio riferito.
In Tribunale si è così tornati a parlare - una volta ancora - della morte di “Sissy”, l’agente penitenziaria del carcere femminile della Giudecca trovata agonizzante in un ascensore dell’ospedale civile, dove aveva accompagnato una detenuta per una visita. Un colpo di pistola alla nuca, è morta nel gennaio del 2019, dopo tre anni di agonia. Senza un perché.
Cosa causò la morte di Sissy
Mentre ancora non c’è una parola definitiva sulle cause della morte di Teresa “Sissy” Trovato Mazza - dopo le tre richieste di archiviazione per suicidio presentate dalla Procura e altrettanti supplementi di indagine imposti dai giudici, su richiesta della famiglia, l’ultimo dei quali ancora in corso - entra nel merito il processo per calunnia nei confronti di un’ex detenuta del carcere della Giudecca, accusata dalla Procura di aver denunciato il falso, quando nel 2020 raccontò alla comandante penitenziaria che ad uccidere Sissy sarebbe stata un’altra agente.
Ieri la comandante - che nel frattempo ha cambiato incarico - ha confermato che la donna le fece quella confessione e che un ispettore e un’agente, dalla stanza accanto le avevano sentite. Già in una precedente udienza , proprio quest’ultima agente aveva confermato che : «I. ci aveva detto che era stata l’agente A. ad ucciderla, che le aveva raccontato tutta la storia: che nel momento dell’omicidio la ragazza aveva in mano la pistola puntata verso di lei. A. le aveva detto che era stata lei ad uccidere Sissy. Ci propose di incontrala e farla confessare».
Venne così organizzato l’incontro: «Con la comandante ci mettemmo ad ascoltare fuori della porta: I. disse a A. che era dispiaciuta per quello che era successo a Sissy e lei rispose che avrebbe fatto di tutto per sapere la verità. Sentii la frase “io voglio solo morire”».
Poi a prendere la parola era stata proprio la poliziotta penitenziaria parte civile al processo (con gli avvocati Pattarello e Marcelli): «Con Sissy eravamo amiche e colleghe, siamo state in vacanza insieme nel 2016: non ho mai detto di averla uccisa», ha detto l’agente, ora in servizio a Salerno. «Con I. avevo solo rapporti lavorativi, quando dovevo calmarla, come quella mattina dell’11 gennaio: un ispettore mi disse di andare a parlare con lei che era molto aggressiva. Appena ho aperto la porta, mi ha aggredito: “Io so che tu hai ammazzato Sissy o sei la mandante”. Le ho risposto “ma che cosa stai dicendo” e lei diceva “io so tutto e ti faccio male”. Mi accusava di averle fatto rapporto su un cuoricino che voleva regalare a una detenuta. Le dissi che non avevo fatto nulla»
