Gli edifici olivettiani di Ivrea riscoperti grazie all’amore per il bello di 5 amici
Ivrea
Welc-home to my House riapre le porte dell’Ivrea olivettiana, quella diventata Patrimonio Unesco dell’umanità. Dopo il primo dei due fine settimana dedicati alla scoperta degli edifici industriali e residenziali, a cui anche la rivista Bell’Italia ha dedicato uno spazio tra le sue pagine in seguito all’inaugurazione di venerdì 22 settembre, proseguono in questi giorni le visite guidate, unite a un ricco calendario di incontri. Da quest’anno, dopo l’acquisizione del Fai, è entrata a far parte del circuito anche la chiesa di San Bernardino, sempre visitabile previa prenotazione alla mail chiesadisanbernardino@gmail.com.
Immagini delle architetture olivettiane come forme d’arte contemporanea, fotografie di monumenti moderni che vivono grazie alle persone e sono fruibili grazie a idee, condivisioni, volontariato. Tra le idee hanno avuto grande importanza per questo progetto quelle dei soci fondatori dell’associazione che ha dato vita a Welc-home to my House: Enrica Zanetto, Alessandro Torri, Laura Schranz, Luca Di Sarno e Andrea Lazzari.
Quale pensiero ha dato vita all’associazione?
«Eravamo cinque amici – ci raccontano gli appassionati – capaci di meravigliarci ancora per la bellezza che ci circonda, una bellezza da condividere, da rendere fruibile a tutti. Ivrea è la città dai due volti: oltre a quello più noto, dei giorni di Carnevale, c’è la vecchia Ivrea del Carandini a nord della Dora, quella divenuta Patrimonio Unesco, simbolo del XX secolo nella parte a sud. Sono passati alcuni anni dalla decisione di non stare fermi in attesa e di metterci in gioco per far conoscere la nostra città, così è nata Welc-Home to my House, che da 4 anni promuove iniziative culturali per valorizzare il patrimonio industriale e privato dell’Heritage Olivettiano».
Avete realizzato dal nulla un programma che coinvolge un gran numero di persone. Come è stato possibile?
«Abbiamo lavorato per attivare le sinergie e il senso di impegno per la comunità grazie al sostegno del Comune di Ivrea, ai proprietari che hanno aperto le loro abitazioni, all’impegno dei collaboratori e delle associazioni che, come noi, credono nell’importanza di valorizzare cultura e territorio».
Qual è il bilancio del lavoro di questi anni?
«Il bilancio di questi primi 4 anni è in crescendo. Per Open house, tra gli abitanti delle case Unesco, c’è chi è stato più coraggioso e pronto a sperimentare, e chi ora, data l’esperienza, inizia a partecipare attivamente. Quest’anno abbiamo ricevuto diverse altre disponibilità e, per il 2024, siamo aperti ad includere chiunque voglia farsi avanti. Il tour comprende ogni tipologia di abitazione: la casa per famiglie numerose, la casa per dirigenti, quella popolare di Borgo Olivetti, la casa dei 4 alloggi, l’ edificio composto da 18 alloggi, Talponia, Villa Rossi, Palazzo Uffici, il Centro servizi sociali e l’Unità residenziale La Serra. L’affluenza agli eventi tra le 200 e le 250 persone ad ogni evento, dunque una media di più di 400 persone distribuite su due weekend; in tutto abbiamo già coinvolto oltre 1.600 persone. Quest’anno gli eventi sono andati esauriti dopo soli 3 giorni dall’apertura delle iscrizioni e continuiamo a ricevere richieste da parte del pubblico. Confidiamo di poter disporre di maggiori risorse per il 2024, così da aprire ad un pubblico più ampio».
Nel programma 2023 quali novità avete introdotto? «Quest’anno è possibile conoscere Ivrea città industriale anche viaggiando su un autobus d’epoca della Fondazione Mezzi Storici Marazzato. I tour a piedi, curati da Ivrea Unesco Visitor Centre, includono l’Asilo, la Casa Blu con la scala di Ettore Sottsass e la Biblioteca. Nell’ambito della rassegna di architettura e design del ‘900, abbiamo inserito la mostra “Rigenerare il Patrimonio Culturale a Ivrea” e “Colazione con l’Architetto”. Sono in progetto altre iniziative, come conferenze con archistrar, eventi e presentazioni di libri, collaborazioni con le scuole per far conoscere la cultura olivettiana alle nuove generazioni. Crediamo nella partecipazione attiva della città e delle istituzioni».
Per maggiori informazioni: info@welchometomyhouse.it.
