Gli animali misteriosi di Joan Fontcuberta in mostra a Kosmos tra realtà e fantasia
PAVIA. Una vipera con dodici gambe, particolarmente aggressiva, un Ceropithecus icarocornu, simile a una scimmia ma con un corno frontale e le ali; e una sus scrofa, con due zampe sulla schiena, che sembra zampettare su un letto di foglie secche. Accanto alle fotografie consumate dal tempo, anche suoni, radiografie di corpi, verbali di autopsia e carcasse di animali fantastici.
Realtà o fantasia? Sta per arrivare al museo Kosmos dell’Università di Pavia - e per la prima volta in Italia - Fauna, la straordinaria mostra dell'artista e fotografo catalano Joan Fontcuberta, ispirata ai misteriosi archivi dello zoologo tedesco Peter Ameisenhaufen.
L’inaugurazione (aperta al pubblico) avrà luogo sabato 7 ottobre, alle 17, alla presenza dell’artista. E si intuisce, sin d’ora, che non mancherà di suscitare curiosità e reazioni. Come accaduto, del resto, nei musei di Storia naturale di tutto il mondo, dopo il debutto, nel 1989, al museo di Zoologia di Barcellona.
Fontcuberta, che ha fatto della riflessione sulla legittimità della fotografia nella rappresentazione della realtà, un caposaldo della sua espressione artistica, ha voluto visitare, nei mesi scorsi, la collezione teratologica del museo pavese, che conserva un bestiario di animali con malformazioni congenite, che evocano leggende e miti dall’unicorno al mostro di Lochness. Animali misteriosi e dove trovarli, è il sottotitolo della mostra che fa il verso al film di David Yates, ispirato a un libro di J.K.Rowling, creatrice di Harry Potter. Fotografie, animali tassidermizzati, disegni, oggetti, carte, documenti compongono la variegata esposizione che ruota attorno alla figura del fantomatico biologo tedesco Peter Ameisenhaufen. Tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, descrisse e classificò animali decisamente insoliti, non assimilabili a nessuna delle specie conosciute.
Di Ameisenhaufen, che si dice nato a Monaco probabilmente nel 1895, si sarebbero perse le tracce nel 1955 sulle scogliere del nord della Scozia. Così racconta Fontcuberta ai visitatori delle sue mostre in giro per il mondo.
Insieme allo scrittore Pere Formiguera si sarebbe infatti imbattuto casualmente nell’archivio dello studioso fino ad allora sconosciuto ai più che, in mostra, compare addirittura in un video (vecchio o invecchiato?) accompagnato dalle testimonianze di suoi contemporanei, tra cui un prete che parla solo latino e una naturalista.
Fauna è la presentazione di quell’archivio e, nell’edizione pavese, presenterà diverse fotografie inedite in dialogo con i reperti conservati nei depositi di Kosmos e messi in mostra per l’occasione.
Da oltre quarant'anni Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955, proprio l’anno in cui sarebbe scomparso enigmatico scienziato) sviluppa la sua attività artistica e saggistica esplorando i conflitti tra natura, tecnologia, fotografia e verità. La mostra che sarà allestita a Kosmos fino a 7 gennaio 2024, punta proprio a questo: a solleticare le spirito critico di chi osserva, a sviluppare una capacità di discernimento del vero dal falso. Perché non sempre, anche nella fotografia, il confine è netto.
Di certo un anticipatore del dilemma a cui ci sottopone proprio in questa epoca la natura complessa dell’immagine creata dall’intelligenza artificiale. —
