Con i droni a capo dei giovani industriali di Belluno. Luca Anselmi: «Le opportunità per sfondare ci sono»
«Non ero imprenditore quattro anni fa, non facevo parte del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Belluno Dolomiti due anni fa e oggi ne sono il presidente. Il mondo va veloce, non c’è da stupirsi. Ma c’è solo da fare squadra, formazione, comunicazione. E puntare sulle tante cose belle che Belluno può offrire». Luca Anselmi, socio e amministratore di Deca Design, classe 1991, in questa prima intervista da presidente dei giovani imprenditori spiega il suo percorso e la sua visione.
A Belluno si è soliti parlare anzitutto di qualità della vita...
«Certo, ma non solo. Qui ci sono start up fortemente innovative, si lavora sull’intelligenza artificiale, varie aziende offrono percorsi di carriera ed esperienze molto interessanti per i giovani che entrano nel mondo del lavoro».
Però poi ci si lamenta dello spopolamento, della fuga dei cervelli.
«Io dico che non occorre andare a vivere in una metropoli per avere una vita lavorativa interessante e soprattutto stimolante. Di certo qui dobbiamo lavorare di più sulla formazione e sulla comunicazione. E interagire maggiormente con la fascia di età dai venti ai trenta anni, che è quella che va più coinvolta».
Come?
«Con la conoscenza».
Perché questo suo impegno nell’associazione?
«Per la voglia di uscire dalle mura dell’ufficio e capire meglio il mondo. La realtà dei giovani imprenditori è dinamica e frizzante. Abbiamo una bella squadra che aiuta a crescere sotto molti punti di vista».
E ora la guida passa a lei.
«Mi è stata proposta la presidenza, non l’ho cercata, ma l’ho accolta con gioia pensando di poter dare un contributo ai giovani come me, ai ragazzi in cerca di stimoli, che sono stanchi di scrollare contenuti sul cellulare e vogliono coltivare un loro sogno, realizzarsi. E nella nostra provincia siamo fortunati».
Perché?
«Perché le aziende sono tante e offrono molte opportunità. Non bisogna per forza andare all’estero ed emigrare, anche se io una esperienza di sei mesi in Australia l’ho fatta. Ma per tornare qui».
Tre obiettivi da mettere subito sotto la lente di ingrandimento?
«Cambiare la prospettiva, abbandonando la sindrome di calimero, per cui saremmo sfortunati, isolati, pochi e poco considerati. Non è così. Lo dico anche per esperienza diretta. Noi a Deca Design facciamo macchine speciali che vendiamo in tutto il mondo e il 95% dei nostri fornitori è di Belluno. Quindi un tessuto imprenditoriale di qualità esiste, basta conoscerlo e allungare le mani, spingendo, appunto, sulla conoscenza».
Da dove si parte?
«Da un bel rapporto con le scuole, che ho coltivato avendo in questi mesi la delega, come Gruppo Giovani, sulle tematiche dell’education di Confindustria. Me ne sono occupato in prima persona e ci tengo particolarmente».
Ha già fatto la squadra?
«Siamo un gruppo che lavora insieme da qualche tempo e che si sta allargando e rafforzando. I miei vice saranno Michele Da Rold (Larin), Federico Novicelli (Epta) e Alessandra Agostini (Agma). Lavoreremo per coinvolgere molti altri giovani, anche proponendo esperienze insieme, come un prossimo viaggio nella Silicon Valley».
Il rapporto con i senior?
«Ottimo, con un confronto costante su come immaginiamo e vogliamo l’impresa nelle aree di montagna, sui nuovi scenari in cui lavoreremo».
Formazione, conoscenza e poi?
«Puntare sul digitale, coltivando e incentivando mestieri che possono essere fatti da remoto. Ci sono tanti lavori creativi o di concetto che si svolgono meglio in ambienti che garantiscono una maggiore qualità della vita».
Però le aziende lamentano che non si trova personale.
«Problema reale, collegato a quanto si diceva prima: serve più formazione e più conoscenza delle opportunità in loco».
Quindi Its? Business School della Luiss?
«Iniziative preziose che pongono Belluno all’avanguardia, altro che calimero! Aver portato qui una eccellenza assoluta come la Luiss deve riempirci di orgoglio e farci pedalare ancora di più».
Ma intanto Dolomitibus taglia le corse e chi deve andare a scuola dal Comelico si deve arrangiare su alcune tratte con mezzi propri.
«La mobilità è e sarà per noi una grande sfida per il futuro, ma ci sono esperienze interessanti in aree simili alle nostre. Ad esempio in Austria ha preso piede un’applicazione locale di car sharing che funziona bene. Ecco, dobbiamo studiarla e farla nostra».
