Secondo tentativo di trapianto di cuore da un maiale a un cardiopatico
Era il mese di gennaio 2022 quando Mr. Bennet, un paziente di 57 anni che soffriva di una grave insufficienza cardiaca terminale, fu trapiantato con il cuore di un maiale geneticamente modificato al Medical Center dell’Università del Maryland a Baltimora. Fu il primo trapianto da una specie diversa all’uomo (uno xenotrapianto) nella storia della medicina. L’intervento ebbe successo e tutto andò bene nelle prime settimane. Poi però cominciarono ad insorgere una serie di complicazioni e Mr. Bennet alla fine morì all’inizio di marzo, due mesi dopo il trapianto. L’autopsia rivelò un cuore ingrossato e rigido, con una serie di lesioni imputabili al deterioramento dei piccoli vasi sanguigni e con tante piccole aree di infarto. Nel sangue, era stata trovata la presenza di un virus del maiale, un citomegalovirus, che peraltro è molto diffuso e non necessariamente collegato al decesso. Non vi erano peraltro segni chiari di rigetto.
Ora, a distanza di un anno e mezzo, la stessa equipe di Baltimora ci ha riprovato. Il 22 settembre scorso, un altro cuore prelevato da un maiale transgenico con le stesse caratteristiche è stato trapiantato in un altro uomo con insufficienza cardiaca incurabile. Lawrence Faucett, 58 anni, di professione tecnico in un laboratorio che si occupa di vaccini e veterano della Navy, per la gravità delle sue condizioni vascolari era stato rifiutato da tutti i programmi di trapianto di cuore che utilizzano cuori umani negli Stati Uniti. Il nuovo cuore di maiale sembra funzionare bene e Mr. Faucett non riceve nessun supporto respiratorio o cardiaco. Prima del trapianto, il cuore era stato controllato per l’assenza del citomegalovirus e, per evitare il rigetto, viene ora anche utilizzato un nuovo anticorpo che blocca una proteina coinvolta nell’attivazione del sistema immunitario, insieme a terapie anti-rigetto convenzionali. Questo nuovo anticorpo non era ancora disponibile al tempo di Mr. Bennet.
I maiali dai cui i cuori sono stati prelevati sono gli stessi in entrambi i casi. Li ha prodotti un’azienda biotecnologica, la Revivicor, che opera a Blacksburg, in Virginia. Sono stati ottenuti utilizzando le tecnologie dell’editing genetico per introdurre 10 diverse modificazioni nel Dna. Quattro di queste inattivano altrettanti geni che stimolano la reazione del rigetto, mentre altre 6 consistono nell’introduzione di geni umani che controllano i processi della coagulazione e dell’infiammazione. Questi maiali umanizzati sono talmente preziosi che non possono essere riprodotti con incroci tradizionali, che rischierebbero di modificare il patrimonio genetico della progenie, ma vengono moltiplicati grazie alla clonazione, come per la pecora Dolly. Revivicor non è la sola azienda ad operare nel settore. La eGenesis, basata a Cambridge, Massachusetts, ha avviato un programma di trapianti di cuore nei bambini con malattie congenite cardiache utilizzando dei maiali che portano ben 70 modificazioni genetiche, in modo da diminuire la probabilità di rigetto e aumentare la compatibilità. L’azienda ha circa 400 maiali geneticamente modificati e clonati in una struttura la cui località viene mantenuta segreta per motivi di sicurezza. I cuori di alcuni di questi maiali vengono attualmente trapiantati, a scopo sperimentale, in giovani esemplari di babbuino.
Le statistiche dicono che ogni giorno più di 20 pazienti muoiono perché non riescono ad avere un donatore che possa cedere un organo da trapiantare e che le persone nelle liste di attesa dei trapianti sono 20 volte di più della disponibilità di organi. Ecco allora che trovare fonti alternative per reni, cuori, polmoni e fegati diventa una necessità impellente. Il problema degli xenotrapianti, però, rimane formidabile. Dal punto di vista scientifico, il successo di questa tecnologia dipende dalla capacità di azzerare le barriere di specie, ed è di fatto questo lo scopo delle modificazioni genetiche che vengono introdotte. Ma maiali e uomini distano ben 80 milioni di anni di evoluzione, quindi ci vuole probabilmente ben più che la modificazione di qualche decina di geni per risolvere il problema. Inoltre, le barriere di specie sono anche quelle che bloccano il trasferimento dei virus da una specie all’altra, e nel maiale ce ne sono molti integrati nel DNA. Qualche anno fa, un laboratorio di Harvard aveva trovato un modo per eliminare più di 60 virus integrati in un colpo solo, ma ne rimangono certamente molti altri. Un approccio meno aggressivo e più lungimirante rimane quello di riparare il cuore utilizzando le nuove tecnologie di ingegneria dei tessuti. Già oggi in laboratorio si possono ottenere strutture tridimensionali di tessuto cardiaco che hanno caratteristiche simili a quelle del cuore umano.
Come riuscire a dare una forma e una funzione a questi tessuti rimane una sfida parallela a quella degli xenotrapianti, ma ci vorrà tempo per vincerla. L’orologio della ricerca è sempre troppo lento rispetto all’orologio dei bisogni dei pazienti, e quindi ben vengano anche gli xenotrapianti se questi possono portare beneficio. Quindi, tutti i nostri auguri (di cuore) vanno a Mr. Faucett, per una vita lunga e felice.
