La Regione rassicura: «Le casse di espansione di Ciano non prevedono alcuna escavazione del Piave»
Si faranno o no le casse di espansione di Ciano? «Di sicuro lì non si scaverà nel letto del Piave». Quindi? «Nessuna devastazione, come invece hanno denunciato gli 8 sindaci».
L’assessore alla Protezione civile del Veneto, Giampaolo Bottacin, ha appena lasciato l’assemblea dei geologi italiani a Longarone, dove ha puntualizzato che il tanto discusso progetto sul Piave «non sarà quello sottoposto al tribunale delle Acque». Anzi, ribadisce: «Il progetto ancora non esiste», quindi, «non so che cosa si inventino i sindaci». Ma – insistiamo – esisterà mai e quando dovesse essere definito sarà cantierizzato oppure no? I tempi portano vicino alle elezioni regionali del 2025 e, probabilmente, tanti protagonisti non calcheranno la scena politico-amministrativa.
«Io so due cose: la prima è che un’associazione temporanea d’imprese di progettazione, sta esaminando varie ipotesi, nessuna delle quali, lo ribadisco, prevede uno scavo nel Piave, a Ciano. La seconda è che siamo in attesa», osserva ancora Bottacin, «della sentenza del tribunale delle Acque, a seguito del ricorso di ben 8 sindaci». Tanti, se non la maggior parte, della Lega o del Centrodestra. Si sa anche che il fondo di progettazione del Mase, il Ministero dell’ambiente, ha finanziato il primo stralcio della progettazione delle Casse di Ciano, per un milione e 600 mila euro. Grazie a questo importo verrà redatto lo studio di fattibilità di alcune alternative al progetto originario di casse, nessuna delle quali però, a sentire Bottacin, manometterebbe l’ambiente del Piave, con scavi; semmai vengono innalzate alcune sponde in terra e in sassi per contenere le eventuali piene che potrebbero materializzarsi – sempre a dire di Bottacin – ogni 30 annui.
La Regione ha dunque affidato il servizio di progettazione. I progettisti hanno svolto le indagini geotecniche, le analisi ambientali e le modellazioni idrauliche per definire quale sarà la proposta progettuale migliore.
L’assessore ammette che lo studio di fattibilità è ancora in corso, non è stato consegnato. Quando questo avverrà e quando sarà approvato sia dagli organi tecnici che politici (la giunta regionale), si passerà poi alla verifica e alla raccolta dei necessari finanziamenti. Si tratta della bella cifra di 55 milioni, primo stralcio, per un bacino in grado di trattenere dai 30 ai 35 milioni di metri cubi.
Intanto la giunta regionale, su proposta proprio dell’assessore Bottacin, ha approvato un nuovo bando per l’assegnazione di contributi ai Comuni e alle Province del Veneto per piccoli interventi di bonifica ambientale di siti inquinati. Le risorse a disposizione sono pari a 3,28 milioni. Si tratta di somme che vengono rimesse in gioco a causa del mancato avvio dei lavori di bonifica per i quali il Comune di Crocetta del Montello era stato destinatario di un contributo di ben 4,96 milioni di euro per dare risposta a un grave problema presente nei pressi dell’area identificata come ex concerie Montello. Il Comune di Crocetta era risultato al primo posto di una graduatoria collegata a un bando che promosso ancora nel 2021.
Su questo sito, prospiciente l’area delle grave di Ciano, definito di particolare fragilità e pregio dallo stesso sindaco di Crocetta, le strutture tecniche della Regione avevano rilevato la situazione più complessa dell’intero Veneto tra quelle partecipanti al bando e la conseguente assegnazione di un ingente contributo.
