Una super corsa in Canavese Così il ciclismo aiuta il rilancio
IVREA
La presenza di Fabrizio Gea alla presentazione del GranPiemonte di qualche giorno fa, al Grattacielo Piemonte, sede della Regione non era casuale: il presidente del think tank Canavese 2030 da tempo ha tra i suoi obiettivi la creazione di una corsa stanziale di ciclismo professionistico sulle strade del Canavese.
«Strade che – sottolinea lo stesso Gea – proprio in questa stagione agonistica hanno dimostrato di essere ideali per la pratica del ciclismo. Abbiamo accolto i professionisti, le donne, i giovani, sempre proponendo percorsi adatti alle diverse realtà e riscuotendo ovunque l’entusiasmo del pubblico». Sull’idea sta lavorando da tempo un team guidato da esperti del settore: Giovanni Ellena (direttore sportivo della Eolo-Kometa tra i professionisti), Vladimir Chiuminatto (ds del Madonna di Campagna di Torino, società di primo piano nel settore giovanile) e Giacomino Martinetto (già presidente del Velodromo Francone di San Francesco al Campo).
«Un gruppo di assoluta eccellenza e altamente qualificato – spiega Gea -: che ha già fatto un lavoro enorme nell’individuare e tracciare almeno una ventina di percorsi cicloturistici nel Canavese, perché l’idea della gara non vuole essere fine a se stessa, ma propedeutica per lo sviluppo del turismo a due ruote nel nostro territorio. Qualificati studi di settore hanno individuato il ciclismo come uno dei principali volani per migliorare il turismo e, di conseguenza, l’economia sul territorio ed è proprio questo l’obiettivo finale del lavoro che stiamo facendo». Al momento gli itinerari sono 24, disponibili in rete sul sito www.canavese.com e, per gli appassionati, su Strava, il software dedicato al tracciamento Gps dell'attività fisica. “Faro” di questo progetto è la Toscana: «Eroica e Strade bianche, rispettivamente per amatori e professionisti, si sono conquistate nell’arco di pochi anni un posto di assoluto rispetto nel panorama ciclistico internazionale. Siamo convinti che il Canavese possa fare altrettanto: possiamo proporre percorsi di qualunque livello di difficoltà e panorami che non hanno rivali. La tappa del Giro d’Italia che è arrivata nel 2021 al Lago del Serrù, sopra Ceresole, lo dimostra ».
Se poi dovesse essere necessario ragionare in un contesto territoriale più vasto, Gea e i suoi collaboratori hanno già individuato una possibile partnership nella zona di Langhe, Roero e Monferrato: «Ma il primo obiettivo è consolidare il progetto in Canavese: potrà essere il “Circuito dei Castelli” o il “Circuito dei vini”, ma sicuramente abbiamo tutto quello che serve, senza uscire dai nostri confini». Le strade canavesane sono poi un’ottima palestra di allenamento per i professionisti: «Qui si sono preparati Franco Balamion ed Egan Bernal, che assieme sono riusciti a conquistare ben tre edizioni della Corsa rosa, per cui direi che farsi le ossa in Canavese è sicuramente propedeutico per la vittoria». Federico Bona
