Dal Celta Vigo alla Dolomiti Bellunesi, Perez leader e muro in difesa
«Io e Francesco Tiozzo? Siamo l’opposto, su tutto. Anzi, dice che gli metto ansia in campo ma secondo me non è vero. In realtà ci completiamo bene…».
Sorride e scherza Pablo Perez, grande personaggio dello spogliatoio Dolomiti Bellunesi. Un leader naturale, tanto da ricevere al braccio fin dal giorno del raduno la fascia di capitano. Lo spagnolo è l’interpretazione vivente del centrale difensivo vecchio stampo, con uno spiccato senso della ricerca dell’anticipo sul diretto avversario.
Per ora la retroguardia la comanda alla grande, affiancato da Tiozzo che ci mette la moderna abilità di saper impostare il gioco dal basso. Alle loro spalle, Federico Bevilacqua ed Eduardo Alcides imparano l’arte per quanto ce ne sarà bisogno. In questa intervista, però, la prima domanda a Perez è in riferimento alla squalifica di due mesi inflitta a Dionisi del Cjarlins Muzane, dopo il pugno che il difensore dei friulani gli aveva rifilato lo scorso marzo quando Pablo era in forza al Campodarsego.
Ti chiediamo un’opinione riguardo la sentenza.
«Non saprei cosa dire. Dal canto mio, l’ho perdonato. Già nei giorni successivi aveva chiamato per scusarsi e io non ho mai voluto infierire denunciandolo. Lo ho sottolineato anche alla Figc, che si è comunque mossa trattandosi di un gesto grave. Senza dubbio quel pugno non c’entra nulla col calcio e lo sport, perché mi ha comunque rotto il naso e fatto svenire».
Veniamo alla più sorridente attualità. Tu e Francesco Tiozzo domenica eravate invalicabili.
«In effetti siamo complementari, pur essendo diversi in tutto. Dico davvero: lui è sempre tranquillo e gioca con serenità, al contrario mio che ho un carattere impulsivo e sono in costante agitazione. Infatti dice che gli metto ansia, però secondo me non è vero. Scherzi a parte, ci troviamo bene in campo. Non voglio dimenticare comunque pure Bevilacqua ed Alcides, due bravi ragazzi. In particolare spendo due parole per Eduardo: di lui si parla meno rispetto a noi tre, eppure in allenamento dà sempre il massimo e sono convinto arriverà in alto. Deve solo pazientare, continuando così».
Dovete far diventare la fase difensiva il vostro punto forte?
«Certo. Nel precampionato abbiamo subito dei gol uno più assurdo dell’altro, sempre su situazioni strane, particolari. Non eravamo preoccupati da quel dato della porta sempre violata, a ogni modo una riflessione si imponeva. Domenica ad Adria siamo stati intensi e tutti quanti i giocatori hanno contributo a ottenere il risultato. Esaltare i punti forti è sempre un obiettivo».
La tua leadership ha aiutato Grieco domenica e il 2005 è stato tra i migliori.
«Devo cercare di dargli una mano, così come lui è chiamato ad imparare molto. Di sicuro è giovane, ha tempo».
Parli italiano molto bene, eppure sei arrivato in Italia solo nell’autunno 2020.
«Vero. Prima solo Spagna, sempre in terza serie dopo le giovanili del Celta Vigo dove avevo militato anche nella seconda squadra. Poi in quell’estate post Covid il mercato si era un po’complicato, non trovavo una proposta che mi convincesse. Si è concretizzata invece l’opzione Gravina in serie D e con la mia ragazza in due settimane abbiamo deciso di provare l’esperienza. Sempre per il discorso riguardo l’istinto. Dopo Gravina sono andato al Breno, poi a Campodarsego e ora alla Dolomiti».
Dove, come detto, ti hanno assegnato la fascia da capitano.
«È motivo di forte responsabilità per me, ma questo perché mi sento rappresentato dalla passione e dall’umiltà dei dirigenti. Ad esempio, mi rivedo molto nel presidente De Cian e nel suo contagioso entusiasmo. Nessuno ci ha chiesto un traguardo specifico da ottenere, se non il dare il massimo ogni giorno e per me questo è fondamentale in qualsiasi situazione della vita». GIANLUCA DA POIAN
