Taibon. Appello per riportare a San Lucano la pietra tombale della “beata Vaza”
«Sarebbe auspicabile che sia la pila dell’acqua santa, sia la “nuova” pietra della tomba della “beata Vaza” vengano collocate nel luogo naturale di origine all’interno della chiesa di San Lucano a Taibon, con degli appositi appoggi in ferro battuto e le dovute descrizioni di provenienza, per la valorizzazione e il ricordo di antica memoria dei due manufatti sicuramente risalenti al ‘600».
A chiedere di valorizzare le testimonianze legate alla figura a metà tra storia e leggenda della giovane donna venerata da secoli in valle è Alessandro Savio, cultore di storia locale e progettista, nel 2002, del restauro della chiesa lungo la strada della Valle di San Lucano in comune di Taibon.
«Un ulteriore importante ritrovamento è venuto alla luce grazie alla passione per la storia locale e per la ricerca sul territorio», dice Savio. «Una devota signora di Pèden (frazione di Taibon) ha infatti conservato per cinquantasette anni una pietra proveniente dalla tomba di “beata Vaza” e recuperata fortunosamente, come le altre due, dal greto del Tegnas, nei pressi della chiesa».
«La pietra calcarea», evidenzia Savio, «molto probabilmente proveniente dalla base dell’altare o dalla copertina superiore della tomba di “beata Vaza”, misura 85x45 centimetri con uno spessore di 13. È stata egregiamente lavorata dagli antichi scalpellini di Taibon con la superficie sovrastante ben levigata ed è dotata di un disegno a forma di rombo simile alle pietre degli altari della chiesa di San Cipriano di Taibon. I bordi sono lavorati su due lati a forma rotondeggiante e di ottima fattura, si denota la rottura di un lato a causa dell’evento alluvionale poiché sicuramente la pietra aveva dimensione maggiore».
La chiesa di San Lucano, uno dei più antichi edifici di culto nell’Agordino, ha infatti subito nel corso del tempo vari danneggiamenti. «La valanga dell’inverno 1629-30», dice Savio, «distrusse gran parte della chiesa, ma si salvarono le reliquie del santo Lucano e di “beata Vaza”, come pure la tomba di quest’ultima».
Con l’alluvione del 1966 la tomba di “beata Vaza” fu completamente asportata dalle acque impetuose del torrente Tegnas e di essa non rimase alcuna traccia. «La nicchia in pietra nella quale era conservata l’immagine della “beata Vaza”», spiega Savio, «fu ritrovata dal paesano “Tita Bana” nel greto del sottostante torrente. Tale nicchia, con all’interno una statuetta di San Lucano protetta da un cancelletto in ferro battuto, è ora conservata nella muratura esterna posta sopra la porta di entrata dell’edificio che fu restaurato nel 2002 per iniziativa del parroco don Mario Zanon e l’aiuto di tanti parrocchiani».
Nel 2022, poi, durante i lavori di realizzazione di una scogliera a riparo dell’abitato di Forno Val, venne anche ritrovata un’ipotetica pila dell’acqua santa proveniente dalla chiesa e descritta dal vescovo Giovanni Tommaso Malloni nell’inventario del 31 luglio 1635. La pila è oggi conservata nel museo etnografico di Taibon. Per Savio la pila dell’acqua santa e la pietra dovrebbero ora tornare insieme nella chiesa di San Lucano.
