Procura di Ivrea al tracollo, Saluzzo «Datele personale o cancellatela»
Ivrea
«Chi può intervenga. O sopprimendo la sede di Ivrea o ridisegnandone il territorio o dandole dotazioni adeguate ai numeri ed alle esigenze». E ancora: «L’ultima gravissima vicenda – quella di Brandizzo (con il suo corollario di centinaia di denunce per inosservanza delle previsioni antinfortunistiche)-potrebbe segnare il “tracollo” definitivo di quell’ufficio giudiziario». Più che un comunicato stampa, una lettera aperta sulla giustizia. Il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo è durissimo. La procura di Ivrea in questi giorni è alle prese con la delicata vicenda dei 5 operai morti a Brandizzo, ma prosegue nell’emergenza più totale, con carenze drammatiche di personale amministrativo e polizia giudiziaria su piante organiche comunque inadeguate.
E lo fa ormai da dieci anni: perché oggi ricorre il decimo anniversario della riforma della geografia giudiziaria che ha consegnato all’ufficio eporediese un territorio abnorme, senza dotarlo di adeguato personale. Dove è scritto «chi può», bisogna leggere ministero della Giustizia, che decide sulle dotazioni.
«Non posso non evidenziare - scrive Saluzzo - come la “cultura della sicurezza sul lavoro” non sia, purtroppo e ancora, un patrimonio comune, nonostante una quotidiana serie di morti e gravi feriti, perché le “scorciatoie”, azzerando le doverose cautele, rappresentano, molto spesso, un fattore assolutamente determinante per questi eventi. Proclami e cordoglio non servono a nulla se non accompagnati da una seria politica “culturale”, di assicurazione di strutture di controllo e di prevenzione adeguate». E qui si viene ad Ivrea, appunto.
«La procura della Repubblica di Ivrea - scrive Saluzzo - nel 2013, sulla base di una scelta infelicissima (pur se nell’ottica di una positiva razionalizzazione dei territori e delle sedi giudiziari), divenne assegnataria di un territorio vastissimo (con connessa popolazione), giungendo a toccare i confini metropolitani della Città di Torino. Circolarono varie ipotesi su interessi (tutti non giudiziari e, ancor meno, razionali o fondati) sul perché si volle far sopravvivere la sede di Ivrea. Ma non è questo il punto. La Procura di Ivrea fu “ingrandita” a dismisura, senza la benché minima dotazione di risorse (personale amministrativo, magistrati, polizia giudiziaria), proporzionate alle nuove competenze, territorio, popolazione, qualità “criminale” del territorio. E i fatti, presto, dimostrarono la peculiarità di quell’area ed il connesso doveroso intervento della procura».
Tante parole in questi 10 anni sono cadute nel vuoto. «Eh sì - scrive Saluzzo -, perché gli appelli, miei, del presidente della Corte di Appello di Torino, dei procuratori della Repubblica di Ivrea (che si sono succeduti) sono stati ascoltati con lusingante benevolenza da tutti gli attori del potere centrale; e sono regolarmente caduti nel nulla. Solo un aumento del numero dei magistrati, peraltro, recente, ha consentito di gestire una parte della mole di affari penali che si riversano su quella procura. Per poter “lavorare” un fascicolo, occorre che insieme al magistrato vi sia una adeguata dotazione di personale amministrativo; per “fughe”, pensionamenti, abbandoni e altro, la situazione è tale da avere “costretto” la procuratrice della Repubblica a privare i magistrati di un collaboratore stabile. Sicché i fascicoli non possono essere gestiti e definiti, poiché gli adempimenti amministrativi non possono essere svolti tempestivamente. Così chi aspetta “giustizia” (nonostante il fascicolo sia magari “maturo”) attende, attende e non sa cosa ne sarà della sua pretesa, della sua ansia, della sua aspettativa (magari anche di essere archiviato o assolto, per l’indagato o l’imputato)».
I numeri, in alcuni casi, sono inferiori a quelli previsti dalla legge. «Con riguardo - scrive Saluzzo – a quella particolare struttura di polizia giudiziaria che è “interna” alla procura (la sezione di polizia giudiziaria), il numero degli addetti è di molto inferiore a quello che è previsto obbligatoriamente per legge. Il che mi ha portato a dire, nei miei numerosi interventi, nelle mie ripetute richieste e segnalazioni, che, quanto alla polizia giudiziaria, la procura di Ivrea è in palese situazione di illegalità. Tutte le nostre richieste, sollecitazioni, segnalazioni sono state voci (forse giudicate stridule) in un deserto. Deserto di attenzione, e, quando non di attenzione, di interventi fattivi e di una qualche soluzione. Abbiamo “bussato” a tutte le porte delle istituzioni competenti ad affrontare e porre rimedio al problema. Si sono sempre aperte con cortesia e si sono richiuse lasciando noi postulanti fuori dalla porta a mani vuote. La procura di Ivrea, non esito a dirlo, vive di “carità”. Qualche cosa dagli Enti locali, uno sforzo, per il quale sono molto grato alle forze di polizia (questura di Torino e comandi provinciali dell’arma dei carabinieri e della guardia di finanza) che hanno “distaccato” alcuni elementi alla Procura per consentire quel minimo di funzionalità investigativa che, diversamente, sarebbe del tutto insufficiente».
