La pescheria Lodi di Governolo, dal nonno-pescatore in bicicletta a un fatturato di 70 milioni
Parte nel dopoguerra con una bicicletta caricata di pesce di risaia nelle campagne mantovane. Quasi ottant’anni dopo, la storia della famiglia Lodi, dinastia votata al commercio ittico, è un’azienda da 70 milioni di fatturato che consegna pesce in tutta Italia mantenendo il cuore pulsante a Governolo.
Tutto inizia con Giuseppe Lodi che, tornato dal fronte tra il ‘44 e il ‘45, deve inventarsi un lavoro. Nelle campagne del riso tra Castel d’Ario e Governolo, dove vive, si accorge che una volta asciugate le risaie resta una quantità di gamberini e piccoli pesci che quasi nessuno utilizza.
Capisce che può raccoglierli e venderli se insegna agli abitanti ad apprezzarli. Il suo mezzo di distribuzione è la bicicletta su cui ogni giorno carica il pesce di risaia e con la quale, nel tempo, allarga l’offerta a lucci e anguille del lago di Mantova e il giro commerciale fino al Veronese.
Oggi, la Pescheria di Lodi ha ampliato l’attività al pesce di mare all’ingrosso (diventato il business principale) per settemila tonnellate l’anno che, dopo essere passate per il polo logistico di Governolo e per gli altri cinque centri di Milano, Caserta, Chioggia, Verona e Bagnolo, viene rivenduto a duemila clienti in tutta Italia: ristoranti di alta gamma, gastronomie e supermercati, oltre al negozio all’interno della sede.
In mezzo ci sono tappe cruciali. Negli anni Settanta, la diffusione delle pizzerie con le loro richieste di pesce di mare e, più recentemente, l’avvento dei ristoranti di sushi offrono all’azienda opportunità di grossa crescita.
Alla guida, ora, ci sono quattro fratelli: Elisa, Pietro, Elena e Gilberto Lodi, a cui si aggiunge Luigi Marani, marito di Elisa e responsabile dell’innovazione.
«Il pesce d’acqua dolce, da cui siamo partiti, è rimasto una nicchia a cui però teniamo molto – spiega Elisa Lodi – Oggi l’attività principale è di gran lunga quella del pesce di mare, fresco e congelato. Nel 2022 abbiamo raggiunto un fatturato di 70 milioni di euro, che prevediamo di replicare quest’anno. Non puntiamo sul prezzo, ma sulla qualità. Per questo, visto che il mare italiano ormai è poco pescoso, compensiamo ciò che non riusciamo a reperire in Italia importando dai paesi dove sappiamo che si possono trovare i migliori prodotti».
Qualche esempio: baccalà dalla Danimarca, salmoni dalla Norvegia, capesante dalla Scozia, ostriche dalla Francia, orate e branzini da allevamenti bio in Grecia, tonno fresco da Maldive e Sri Lanka. Il pesce congelato, selezionato direttamente in barca, arriva invece da Argentina, Thailandia, Ecuador, India e Malesia.
