Trasporto, a Treviso mancano gli autisti ma le aziende chiudono ai migranti
Le aziende di trasporto trevigiane chiudono le porte agli immigrati: per compensare la carenza di personale ci sono altre soluzioni, più semplici e vicine ad modello di business locale. La possibilità di ricorrere a manodopera straniera, extra Ue, è contemplata dal decreto flussi, secondo cui 452 mila lavoratori stranieri potranno entrare in Italia per ricoprire quelle posizioni lavorative da tempo scoperte.
Tra queste anche gli autisti di autobus, un settore che da anni stenta a trovare nuove risorse. Il decreto flussi potrebbe essere operativo già da fine ottobre, ma se sulla carta parrebbe un’opportunità importante anche per le aziende di trasporti della Marca, sul pratico la risposta è: «No, grazie».
«Il nostro è un lavoro molto particolare», afferma Elio Tomasella, titolare dell’omonima azienda di noleggio autobus e presidente Auto-bus operator e servizi turistici Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, «Per poter guidare un pullman, un autista deve avere tutta la documentazione in regola: la patente, la Cqc e un certificato di abilitazione. Nel nostro caso anche di più, perché ci occupiamo del trasporto di ragazzi e quindi deve aver seguito anche un corso di primo soccorso e tutti i corsi di formazione che proponiamo in azienda. Difficile che una persona appena arrivata nel nostro paese disponga di tutto questo. Quindi i tempi per poter iniziare un rapporto di lavoro sono dilatati, anche per chi nel paese di origine ha avuto un’esperienza simile».
Secondo Tomasella poi la questione è anche un’altra: «Per dare in mano un pullman del valore di 300 mila euro con 50 persone a bordo bisogna essere sicuri al 100% di quella persona, facciamo un’attenta selezione prima di assumere. Tra il conseguimento della patente e di tutti gli accreditamenti passa oltre un anno, quindi non credo che possa essere una soluzione percorribile per le aziende del nostro territorio».
Sulla stessa linea anche Adriano Battistuzzi, titolare della ditta Autoservizi Battistuzzi attiva dal 1994 a Scomigo. «Noi non abbiamo difficoltà a reperire personale per il breve raggio, il problema ce lo abbiamo con gli autisti deputati al lungo raggio e a lavorare nel weekend». Nessun immigrato. per risolvere il problema della carenza di manodopera Battistuzzi mette in campo due soluzioni: «La prima è ridurre i servizi, senza personale qualificato preferisco tagliare sull’offerta e sugli investimenti, ma continuare a offrire la qualità per cui siamo conosciuti. La seconda soluzione è una proposta cioè quella di non togliere la patente a 68 anni. Conosco persone di grandissima esperienza che sono molto più affidabili di giovani autisti. Per quanto riguarda gli immigrati che garanzia c’è che possano svolgere questo lavoro? Anche se i propositi sono buoni non è la soluzione giusta per noi. C’è molto altro prima da fare, come ridurre le multe per chi lavora sulla strada».
Anche Mom, l’azienda di trasporto pubblico, entra nel dibattito. «Personale di origine straniera? A noi non serve» spiega Corrado Bianchessi, direttore di esercizio Mom, «Questa estate abbiamo aperto le selezioni e ci sono arrivati 100 curriculum, di cui 60 sono stati selezionate e di questi 40 sono in via di assunzione. A Treviso abbiamo trovato manodopera e quindi, secondo il piano industriale, per un anno siamo a posto e riusciamo a coprire il turnover».
Anche secondo Bianchessi la soluzione all’annoso problema non arriva dalla misura governativa: «Per anticipare il problema della mancanza di personale punteremo sulla nicchia dei ragazzi di 21 anni, cioè tutti coloro che si trovano tra il periodo promiscuo tra università e primo lavoro, loro possono guidare gli autobus, magari affiancati a docenti senior. A partire dalla prossima primavere la nostra Academy sarà dedicata esclusivamente a loro».
