Padova, badanti assolte per il lascito milionario dell’ingegnere
Assolte - perché il fatto non sussiste - dall’infamante accusa di aver circuito il ricco ingegnere. Così ha deciso il giudice Alessandro Gusmitta, nonostante il pubblico ministero avesse chiesto due anni e due mesi e il pagamento di una multa per le tre imputate, le badanti dell’anziano.
Scagionate dunque Susanna Peccolo, 60enne di Limena (difensori gli avvocati Eddy Bazzan e Federico Bessega) che agiva di fatto come amministratrice di sostegno e le badanti Vittoria Barbugian, 79 anni di Maserà (avvocato Andrea Sartorelli), e Stefania Monica Pelizza, 56 pure di Maserà (avvocato Maria Giulia Marongiu). In sei anni l’uomo, Aldo Arcangioli, deceduto a 99 anni, ha staccato un centinaio di assegni per 1 milione di euro e donato soldi e gioielli.
Per la pubblica accusa c’è stata una chiara circonvenzione di una persona che non era più lucida, tesi sostenuta anche dall’avvocato della parte civile, Laura Trevisan. I legali delle imputate erano di tutt’altro avviso: fino al termine dei suoi giorni chi incontrava l’ingegnere aveva la sensazione di parlare con una persona in sè, capace delle proprie azioni. «Era un capitano d’industria» si spinge a dire l’avvocato Sartorelli di Monselice. E questa tesi è stata sposata anche dal giudice. L’inchiesta è stata coordinata dal pubblico ministero Sergio Dini che è partito dalla denuncia presentata dalla fidanzata di un nipote dell’uomo, decisa ad avanzare sospetti sul comportamento delle tre collaboratrici.
Lei aveva mantenuto rapporti di amicizia con l’ingegnere Arcangiolo ma, poco alla volta, era stata allontanata dall’uomo fino a vedersi impedito ogni contatto con lui. Il primo assegno staccato dall’ingegnere, datato 1 ottobre 2014, è di 10 mila euro. Il beneficiario è Egidio Mastella, il marito della Barbugian.
Sono decine i titoli sottoscritti a favore dell’uomo e di altre persone dell’entourage delle tre imputate. Tutti gli assegni erano di importi fra i 700 euro fino addirittura a 130 mila euro (il titolo del 17 ottobre 2017 a favore di Stefania Monica Pelizza). Sono state accertate donazioni per 526.950 euro a favore di Barbugian mentre di 476.740 a favore della Pelizza, entrambe peraltro destinatarie di “regali” come gioielli e pellicce.
A favore di entrambe era stato pure redatto un lascito testamentario datato 1 giugno 2015. Non da meno le donazioni a favore della Peccolo, incoronata “erede” del patrimonio di Arcangiolo con due testamenti firmati l’1 giugno 2015 e il 3 maggio 2018. E beneficiaria di una procura generale per gestire i beni dell’ingegnere. Le testimoni davanti al notaio per il perfezionamento di quell’atto erano state Pelizza e Barbugian.
Nelle prime fasi dell’inchiesta erano subito scattati gli accertamenti anche con intercettazioni telefoniche e analisi dei movimenti bancari. Poi erano seguite perquisizioni a casa delle tre sospettate e un’analisi grafologica dei documenti testamentari affidati all’esperta Nicoletta Cavazzana. Così era stata ricostruita la vicenda, l’ingegnere Arcangioli, negli ultimi anni era malato e fortemente depresso.
