Mottarone, chiesto il processo per otto. Le reazioni: «Ora giustizia per Eitan e risarcimenti congrui per quanto gli è accaduto»
Pavia. I due rami della famiglia di Eitan Biran, il bambino di 8 anni unico superstite della strage del Mottarone, chiedono giustizia per il bambino e per la sua famiglia sterminata nella caduta nel vuoto della funivia.
«Il nostro interesse non è prendere parte al processo, ma tutelare il più possibile il bambino, e da questo punto di vista l'udienza preliminare metterà tutti nelle condizioni di fare il massimo sforzo per chiudere e arrivare a una mediazione - spiega l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, che rappresenta Eitan Biran - Il risarcimento dovrà tenere conto di tutti i danni subiti dal minore e dalle prospettive di crescita ha aggiunto Ventimiglia, sono in corso accertamenti e valutazioni anche dal punto di vista medico».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:13148394]]
La richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Verbania per l'incidente alla funivia del Mottarone è motivo di «soddisfazione perché finalmente gli indagati passano a imputati, ossia si andrà davanti a un gup» aggiunge Emanuele Zanalda, legale dei Biran, la famiglia paterna. Nucleo che vive a Travacò Siccomario, dove c’è anche Eitan. In particolare con la zia materna Aya Biran , il marito Or Nirko e le loro due figlie. «La procura, agendo nei tempi prefissati, ha dimostrato una volta in più la sua attenzione al caso - chiude Zanalda -. Ora attendiamo che venga fissata l'udienza preliminare»
«Riteniamo importante la richiesta di rinvio a giudizio, bisogna fare luce sull’accaduto e sulle responsabilità della tragedia - spiega Sara Carsaniga, avvocato che rappresenta i nonni materni di Eitan che vivono in Israele -.Bisogna fare giustizia per Eitan e la sua famiglia che ha perso la vita nella caduta della funivia. Riteniamo che in questi mesi di indagini la procura di Verbania abbia lavorato con attenzione su una vicenda delicata, chiederemo di costituirci parte civile nel processo».
Un fronte ancora aperto, che deciderà il futuro di Eitan, è quello relativo all’adozione definitiva del bambino. Il procedimento è in corso davanti al tribunale di Milano, che nelle scorse settimane aveva dato incarico a due consulenti, uno psichiatra e un neuropsichiatra infantile, di valutare le capacità genitoriali dei candidati per l’adozione del piccolo Eitan, un passaggio che condizionerà il destino del minore anche in relazione al luogo in cui dovrà vivere, in Italia o Israele. La nomina dei consulenti è stata decisa dopo la richiesta degli avvocati dei nonni israeliani, nell’ambito delle richieste di adozione, che sono state riunite in un unico procedimento. A chiedere di adottare Eitan sono, da un lato, la zia paterna di Travacò Aya Biran, ex tutrice legale del minore e attuale collocataria, dall’altro i nonni israeliani Shmuel Peleg e Esther Cohen, oltre agli zii, a cominciare da Gali Peleg, sorella della madre di Eitan, Tal Peleg, morta nella strage del Mottarone insieme al marito, Amit Biran, e al loro secondogenito Tom, di due anni.
