Perizia psicologica per le assalitrici della 13enne di Castelbelforte
Accusate di aver cercato di uccidere a forbiciate la compagna di classe 13enne, sono sottoposte al procedimento penale al tribunale dei minori di Brescia, ma girano indisturbate per il paese, mentre la vittima, ancora traumatizzata da quell’aggressione efferata, ha paura ad uscire di casa.
Sembra impossibile, a Castelbelforte, voltar pagina, dopo quasi sette mesi dall’aggressione al parco che sconvolse il paese, attirando telecamere da tutt’Italia.
Ancora oggi sembra impossibile trovare una spiegazione a quanto accaduto quel pomeriggio, quando le due ragazzine attirarono al parco la compagna di classe con la scusa di passare il sabato insieme e improvvisamente spuntarono le forbici. Da qui l’inferno: un accanimento violentissimo, immotivato, fermato dall’intervento di una vicina che le mise in fuga e chiamò i soccorsi. Lucia (nome di fantasia a tutela della ragazzina ndr.) dopo un lungo e delicato intervento chirurgico fisicamente si sta riprendendo, grazie alle sedute di fisioterapia a cui si sottopone da mesi.
Si è iscritta al liceo Virgilio a Mantova, e sta provando a intrecciare nuove amicizie: ma lontano dal paese. Da un paese che non sente più suo. «È ancora sotto choc, spaventatissima, e non vuole uscire in paese, perché ha paura di incontrarle - racconta la madre - ha passato praticamente l’estate in casa, a parte qualche giorno di vacanza con noi, e altri ospite in montagna di una ragazzina che ha conosciuto in ospedale. Per il resto va dalla psicologa una volta la settimana, e fa la fisioterapia». Per lei vivere nello stesso paese delle ragazze che hanno tentato di ucciderla, attirandola in una trappola, con un piano forse premeditato, è un incubo.
Entra, pur non essendo imputabili (che significa che non verranno sottoposte ad un vero e proprio processo), sono indagate per tentato omicidio. A Brescia c’è stata una prima udienza, in cui è stata disposta un’analisi psicologica, e a novembre il tribunale verificherà la relazione dei servizi sociali da cui sono seguite. Non sono mai state sottoposte a un provvedimento restrittivo della loro libertà: il che significa che sono completamente libere di muoversi in paese e ovunque. Durante un primo interrogatorio, una delle due, quella che ha invitato al parco la vittima, aveva raccontato di essere stata convinta dall’amica ad aiutarla nel suo piano, di non aver colpito la ragazzina ma di averla “soltanto” tenuta ferma, mentre l’altra portava «a termine l’opera».
