Il Pd va al voto spaccato in due: «Così disorientiamo gli iscritti»
È finita nel peggiore dei modi, con una frattura che moltiplica le divisioni, scoraggia gli iscritti e disorienta chi osserva da fuori. Contro le indicazioni della stessa Elly Schlein, perentoria dal palco della festa provinciale del Pd nell’invito a operare uniti, superando le logiche congressuali che avevano esasperato la distanza da Bonaccini. E invece. Sarà sfida a due per la segreteria del partito: Valeria Missora, 26 anni, alla guida dei Giovani democratici, e Adriano Stabile, 35 anni, entrambi espressione dell’area Schlein, ma con sfumature diverse e sostenitori in conflitto. Sarà sfida a due, ma intanto è già guerra di carte: Stabile ha messo di mezzo l’avvocato e inviato una diffida al segretario del circolo di Castel Goffredo, Marco Rodella.
L’oggetto del contendere? Il diritto a dichiararsi rappresentante autentico della mozione Schlein, parrebbe. Ma, al di là dell’oggetto, è il gesto che racconta del clima avvelenato all’interno del partito mantovano, uno tra i pochi in Lombardia che il 1° ottobre si presenterà spaccato al suo congresso provinciale.
Un fallimento? Sì – ammette il segretario uscente, Marco Marcheselli (bonacciniano) – che rivendica di aver lavorato a un processo unitario insieme a un gruppo trasversale: «Credo che presentarsi con due nomi sia una cosa negativa per il bene del partito, soprattutto in un momento nel quale la destra avanza. Avremmo dovuto dare un segnale importante, cercando di ricomporre le fratture attorno a un candidato unico – osserva – se questo minaccia di allontanare la gente dal Pd? Il rischio c’è, per questo invito elettori e iscritti a cercare di leggere la situazione, a interrogarsi e parlare con le persone. So che è difficile, ma è importante farlo per collocare il bene della comunità e l’interesse dei singoli».
Quanti iscritti? Dei 1.576 del 2022, al momento hanno rinnovato la tessera in novecento: se si desidera votare il prossimo segretario, c’è tempo fino al 1° ottobre.
Su fronti opposti, i due big locali del partito: il consigliere regionale ed ex deputato Marco Carra, sostenitore di Missora, e il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, che si era speso per organizzare il consenso attorno al nome di Maurizio Caristia, già candidato sindaco di Castiglione delle Stiviere, esponente di area schleiniana che alle ultime elezioni regionali aveva sostenuto apertamente lo stesso Carra a scapito di Giovanni Buvoli, lanciato da Palazzi. Altra circostanza che ingarbuglia ulteriormente il quadro.
Restio a pronunciarsi sulle vicende del partito, il sindaco di Mantova si limita a dire che «adesso l’unica cosa che conta è che chiunque sia segretario lavori per unire dal minuto dopo, perché nessuno governa un partito diviso a metà. Se in città in questi anni abbiamo vinto e lavorato insieme è esattamente perché anche con le opinioni diverse si è sempre garantito un lavoro comune».
Dal canto suo, Carra sottolinea come le primarie rappresentino «uno strumento di selezione che caratterizza la natura del Pd», dall’elezione del segretario nazionale – aperta anche ai non iscritti in ossequio a un principio di trasparenza – in giù, fino ai candidati sindaci.
E anche ai contendenti per la segreteria provinciale, nell’analisi di Carra: «L’appuntamento del 1° ottobre va vissuto con grande serenità, con la consapevolezza che ci sarà un giorno dopo e dovremo lavorare tutti insieme per affermare la nostra idea di società e contrastare le politiche folli della destra – commenta il consigliere regionale – sono convinto che i candidati sapranno essere all’altezza delle aspettative unitarie che vivono nel nostro partito, e in questo contesto ho apprezzato i tentativi di Valeria Missora, la candidata che sostengo, di ricercare un accordo».
