L’incognita salario minimo: sindacati divisi anche a Mantova
Tempi aspri e tasche vuote. L’evidenza trova tutti d’accordo: per molti lavoratori le paghe sono troppo magre, spesso al di sotto della linea della dignità. Tanto al di sotto, oggi che l’inflazione svuota i carrelli e moltiplica le preoccupazioni. Che fare, quindi? È proprio nel campo delle soluzioni che l’unità sindacale si sfrangia. Tema: il salario minimo. Svolgimento: avanti in ordine sparso. Così anche a livello provinciale, dove Cgil, Cisl e Uil riverberano le divisioni nazionali.
Il punto di partenza è la proposta di legge firmata dai leader di opposizione – tranne Matteo Renzi – e depositata nei giorni scorsi alla Camera: l’obiettivo è introdurre una soglia minima di 9 euro l’ora. Ce lo chiede l’Europa – per ricorrere a un’espressione abusata ma sempre d’effetto – ma il governo Meloni nicchia. Insomma, condivisibile o rischioso questo “trattamento economico minimo orario”?
Cgil
«Non basta il generico auspicio di una riduzione del numero dei contratti collettivi ad arginare il fenomeno dei “contratti pirata”» premette il segretario della Cgil, Daniele Soffiati, puntando l’indice sulla marea di sigle farlocche che infestano il mercato, danneggiando tutti e tutto: «i lavoratori, le imprese serie, il sistema-Paese». Il dato è sconfortante: su novecentocinquanta contratti nazionali, soltanto duecento sono quelli firmati da Cgil, Cisl, Uil e dalle associazioni datoriali più rappresentative. Hai voglia di ridurre.
Come se ne esce? «Sancendo con una legge di Stato la condizione che solo le organizzazioni più rappresentative siano titolate alla sottoscrizione dei contratti nazionali – argomenta Soffiati – E per arrivare a una legge bisogna definitivamente rompere il tabù del salario minimo».
Detto altrimenti: «Agganciare contrattazione nazionale e rappresentanza significa ridurre il numero dei contratti, e rendere vincolanti i riferimenti retributivi previsti dai contratti nazionali firmati dalle organizzazioni più rappresentative. Rompere il tabù del salario minimo significa anche non escludere a priori l’individuazione di una cifra fissa». Eccolo, il nodo: «Una cifra fissa oraria più alta di ciò che prevede la stragrande maggioranza dei contratti pirata farebbe automaticamente piazza pulita di larga parte della contrattazione pirata» scandisce Soffiati.
Uil
«Il salario minimo non c’interessa, a meno che non parta dai contratti sottoscritti dai sindacati confederali – va dritto al punto Fabio Caparelli, segretario provinciale della Uil – Dove non ci sono regole condivise con le organizzazioni sindacali più rappresentative, il salario minimo aprirebbe a contratti ad personam. Una legge sulla rappresentanza che metta un argine alle sigle pirata? Su questo siamo d’accordo, solo in questo modo si riuscirebbe a fare un ragionamento serio e onesto, attraverso un’azione che veda protagonisti i sindacati più rappresentativi».
Caparelli denuncia l’indifferenza del governo e insiste sugli stipendi: «Serve la certezza di un salario sicuro che sia dignitoso, non pretendiamo 20 euro all’ora, ma una cifra che sia riparametrata ai minimi già previsti dai contratti nazionali di riferimento. Perché limitarsi a 9 euro lordi se alcuni contratti partono da 12/13 euro?». Lotta all’evasione fiscale, tassazione degli extraprofitti e detassazione delle tredicesime: per il segretario provinciale della Uil il ventaglio delle misure possibili è largo. Basta volerlo e fare in fretta: «Se le famiglie cominciano ad andare in affanno con i soldi dalla prima settimana del mese, allora siamo destinati allo sfascio».
Cisl
«Il salario minimo? Siamo assolutamente a favore, ma per contrattazione non per legge – chiarisce il segretario della Cisl Asse del Po, Dino Perboni – Riteniamo fondamentale che questa materia rimanga nell’alveo della libera contrattazione tra le parti sociali. Se s’introducesse per legge un trattamento economico minimo, le aziende lo applicherebbe subito a scapito di quanto previsto dai contratti nazionali. La soluzione? Vanno estesi i trattamenti previsti dai contratti nazionali di riferimento, anche in tema di permessi, ferie, tredicesima e produttività».
A proposito, come disinnescare i contratti pirata? «Anche in questo caso non è necessaria alcuna nuova legge – ripete Perboni – basterebbe applicare quanto già previsto dall’accordo interconfederale per la misura e la certificazione della rappresentanza».
