Il “sì” di Oriana e Emidio trentasei anni fa: «La prima festa di nozze al Parareit fu la nostra»
Un ricevimento in stile agreste e con circa 300 persone è stato la prima festa di matrimonio della storia del Parareit. Si è tenuto il 13 giugno 1987 e, secondo gli sposi, fu un evento unico.
A rivendicare questo primato sono Oriana Chin e Emidio Giovannangelo che quel giorno scelsero l’area verde per festeggiare le loro nozze celebrate in municipio a Pordenone il giorno prima.
«Abbiamo letto sul Messaggero Veneto che gli sposi scelgono il Parareit per il ricevimento e questo ci ha fatto molto piacere – racconta la donna –. Ci ha fatto ripensare a quella per noi indimenticabile giornata.
Vivevamo a Pordenone e scegliemmo il Parareit perché volevamo una festa semplice e nella più totale libertà. Gli invitati erano 200, ma alla fine si unì anche tanta gente di passaggio che incuriosita dalla festa finiva per fermarsi a mangiare e bere con noi. C’era una grande porchetta al centro del rinfresco e la condividemmo con tutti».
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12934549]]
Dal 1996 i coniugi Giovannangelo sono i gestori del ristorante enoteca Aquila Nera di Barcis. All’epoca invece lei gestiva a Pordenone il negozio di cappelli “Menta” in corso Vittorio Emanuele, chiuso nel 2001, e lui lavorava per la Guardia di finanza.
«Il Parareit in quegli anni non era che una distesa verde – ricorda Oriana – non recintata e senza servizi. Vi trovammo soltanto delle panchine in ferro arrugginite che avvolgemmo con della stagnola; tavolini di legno, la piattaforma di legno che servì da pista da ballo e un tubo dell’acqua per lavare le stoviglie».
Oriana e Emidio, la sorella di lei con il compagno e i testimoni di nozze – i cordenonesi Anita e Andrea Alberti – lavorarono per giorni per organizzare la festa.
Li aiutarono gli alpini di Cordenons che allestirono il tendone, la Pro loco che fornì gli ombrelloni e il compianto Giovanni Battista Buna, detto Tita, presidente della “Fin ’ca dura” che si occupava del Parareit.
«Per proteggere il materiale dai malintenzionati – ricorda Oriana – mia sorella e il suo compagno la notte prima dormirono al Parareit in roulotte.
L’indomani giocammo a tiro alla fune, spacca pignate, alla corsa dei sacchi, ballammo sulla musica di dj Marco che aveva allestito la sua console su un carro. Era il matrimonio che desideravamo»
