Piccole e medie imprese sempre virtuose in Fvg, ma preoccupa il debito
TRIESTE. Nel corso degli ultimi quindici anni, il fatturato delle piccole e medie imprese regionali è cresciuto nell’ordine dell’11,5% contro un +9,7% della media nazionale e il +12,7% messo a segno dal vicino Veneto.
Il dato, che si ricava dal Rapporto Regionale Pmi 2023, realizzato da Confindustria e Cerved in collaborazione con UniCredit, non fa di certo fare salti di gioia, ma comunque assume una certa rilevanza se calato nel contesto in cui è maturato, con una doppia recessione dopo la grande crisi finanziaria scatenata dai mutui subprime nel primo decennio del secolo e quella ancora più violenta generata dallo scoppio della pandemia di Covid-19.
Se si considera il solo 2022 a confronto con il 2021, le Pmi italiane hanno visto crescere il fatturato nell’ordine del 2,4%, mentre quelle del Friuli Venezia Giulia hanno fatto segnare un +2,1%, esattamente come accaduto in Veneto. Nel lungo periodo, la regione ha messo a segno un progresso più consistente dell’Italia nel suo complesso anche sul fronte del valore aggiunto, cresciuto del 24,2% contro il 20,4% della media nazionale.
Anche in questo caso, tuttavia, se si passa dal confronto a quindici anni con quello relativo al 2022 sul 2021, le Pmi del Friuli Venezia Giulia sono cresciute meno della media nazionale (+0,7% contro +1,4%). Nel corso degli ultimi tre lustri, segnalano gli autori della ricerca, si sono ampliate le distanze tra la parte più ricca del Paese, capace di intercettare i grandi cambiamenti in atto nello scacchiere internazionale, e il Centro e il Mezzogiorno, che si stanno avvitando in una crisi continua di competitività. Basti pensare all’andamento del margine operativo lordo, indicatore di riferimento per comprendere l’andamento dell’attività caratteristica di un’impresa. A partire dal 2017, tutta la Penisola ha vissuto un quinquennio molto complicato, ma poi le divergenze hanno iniziato a prendere corpo man mano che si creano nuovi equilibri a livello locale.
Tirando le fila del 2022 rispetto al 2007, le piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia sono tra quelle che si sono mostrate più resistenti, flettendo di un modesto 1,2% mentre la performance nazionale nel medesimo periodo è stata del -10,2%. Detto di quel che è stato, per il futuro merita attenzione la situazione debitoria delle Pmi, che cresce da tempo in tutti i territori della Penisola. A lungo questa situazione non ha destato preoccupazione, a fronte di tassi ufficiali sostanzialmente a zero che incoraggiavano il ricorso alla leva finanziaria per effettuare investimenti.
Lo scenario, tuttavia, sta cambiando con la stretta monetaria avviata dalla Bce nell’estate del 2022 e il 2022 è stato il primo anno da un decennio che ha visto crescere il costo del debito, passato dal 2,8 al 3,4% a livello nazionale e dal 2,8 al 3,5% in regione. Si tratta di livelli contenuti, ampiamente sostenibili dalla stragrande maggioranza delle imprese, ma va anche detto che, man mano che si procede con il rinnovo delle linee di credito, vengono applicate le nuove condizioni di mercato che sono più gravose del debito. Né ci sono segnali di stop ai rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea. La tendenza dei tassi rende più tesa la situazione finanziaria delle Pmi, in un momento in cui escono già fortemente indebitate dalla crisi pandemica e da quelle generate dal caro energia e dal conflitto russo-ucraino. L’auspicio è che il sistema economico sappia confermare la stessa resilienza già evidenziata nei momenti più difficili.
