Droga e telefoni in carcere a Padova, assolto l’agente Cristino: «Un incubo durato 10 anni»
Un inferno durato quasi 10 anni, da quando nel lontano 2014 Giuseppe Cristino, agente penitenziario della Casa di Reclusione Due Palazzi, venne coinvolto insieme a una decina di colleghi e 15 detenuti in una pesante inchiesta riguardante lo spaccio di droga e la fornitura di telefonini e sim card in carcere.
Cristino oggi, dopo un calvario che di fatto l’ha portato a dover rinunciare per tutti questi anni al suo lavoro, ne esce con un’assoluzione piena.
L’inchiesta
Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di corruzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I fatti contestati si riferiscono a un periodo che va dal 2012 al 2014. In pratica funzionava così: attraverso alcuni agenti penitenziari la droga entrava in carcere e finiva nelle mani di detenuti che gestivano le cessioni tra i corridoi e le celle della Casa di Reclusione.
Al Due Palazzi entravano e circolavano, sempre con la connivenza degli agenti, anche computer, cellulari e chiavette usb. Tutti strumenti che servivano ai detenuti per mantenere i contatti per le organizzazioni criminali di riferimento.
Tra gli agenti indagati c’era appunto Giuseppe Cristino, che è stato rinviato a giudizio per nove episodi di corruzione e concorso in corruzione e per un episodio di spaccio di sostanza stupefacente.
Il processo
Mentre gli agenti Pietro Rega (condannato con pena ridotta in appello) insieme a Roberto Di Profio scelsero il rito abbreviato, mentre Luca Bellino e Angelo Telesca patteggiarono, l’unico agente che scelse il dibattimento pieno partecipando di persona a ogni udienza, è stato Cristino, all’epoca assistente in servizio al V Blocco della Casa di Reclusione.
All’esito del dibattimento, concluso nel 2021 avanti al Tribunale collegiale di Padova, per 5 episodi è stato lo stesso pubblico ministero a chiedere il proscioglimento perché non provati in giudizio, mentre è stato condannato per due episodi di corruzione e uno di detenzione di modica quantità di stupefacente a 3 anni e 4 mesi, oltre al pagamento delle spese processuali e all’interdizione dai pubblici uffici.
L’assoluzione
Giovedì scorso l’udienza in Corte d’Appello a Venezia (presidente del Collegio Carlo Citterio), a fronte della dura requisitoria della Procura generale che chiedeva la conferma della sentenza per i due episodi di corruzione e il proscioglimento per intervenuta prescrizione per la detenzione di stupefacente, all’esito di una lunga camera di consiglio ha accolto in pieno la tesi difensiva dell’avvocato di Cristino, Davide Gianella, prosciogliendolo per intervenuta prescrizione per la detenzione e spaccio di qualche grammo di cocaina, prosciogliendolo anche per un episodio di concorso in corruzione (per aver ritirato insieme all’agente Luca Bellino un pacco chiuso per Pietro Rega all’uscita del casello autostradale di Mirano), e assolvendolo con formula piena perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver ricevuto denaro da un detenuto in cambio di un regime carcerario più blando.
«La tesi accusatoria era fondata sulle uniche dichiarazioni di un detenuto che però, come ho sostenuto da sempre, erano totalmente inattendibili e inventate. Mancava la prova», ha spiegato l’avvocato Davide Gianella. «Questo detenuto era stato spostato dal V Blocco per debiti di gioco con detenuti e con un compagno di cella. Debiti che hanno portato Cristino a sollecitare lo spostamento del detenuto dal V Blocco, scatenando forse una vendetta».
Cristino era stato anche rinviato a giudizio per certificazioni mediche false, accusa da cui è stato assolto in primo grado nel 2019.
«Credo che la sentenza della Corte d’Appello di Venezia riabiliti senza ombra alcuna l’operato e la persona dell’assistente Giuseppe Cristino, il quale si è sempre battuto per dimostrare la sua innocenza nel processo. La Corte veneziana ha valutato oggettivamente e accuratamente il materiale probatorio in modo imparziale, ed è arrivata all’unico esito possibile ossia quello dell’assoluzione piena, essendo gli altri due capi di imputazione prescritti nelle more del giudizio d’appello», continua l’avvocato. «Ora attendiamo i 90 giorni per le motivazioni, e poi ci muoveremo per la reintegrazione in servizio».
Cristino è infatti stato sospeso per 10 anni e per un mese è stato anche ai domiciliari in relazione al reato di corruzione per cui è stato assolto.
«La fine di un incubo»
«È la fine di un incubo durato dieci anni, nel quale ho cercato di far emergere la verità insieme al mio avvocato, e ci siamo riusciti», ha commentato Giuseppe Cristino. «Ho voluto fortemente l’assoluzione con formula piena, perché sapevo di non aver mai commesso le accuse che alcuni colleghi e un detenuto mi hanno voluto addebitare».
