Morto nel Bacchiglione, c’è la pista dell’eroina. Le ultime ore forse passate con un amico
È stata aperta un’inchiesta sulla morte di Paolo Strozzi, il 55enne camionista di Ariano del Polesine (Rovigo), conosciuto da tutti come “Monci”, ripescato il 6 luglio (giovedì scorso, nel pomeriggio) nelle acque del fiume Bacchiglione, nella frazione di Brenta d’Abbà di Correzzola, all’altezza di via Argine Sinistro. Si suppone che sia caduto in acqua il 3 luglio.
L’inchiesta
Due i reati ipotizzati dal pm padovano Silvia Golin, titolare del procedimento penale: lo spaccio di sostanze stupefacenti a carico di ignoti e la morte (appunto di Strozzi) in conseguenza di un altro reato. Il caso, al momento, resta un giallo. Un giallo alla cui soluzione non sembra aver contribuito in maniera significativa l’amico che si sarebbe trovato in compagnia di Strozzi, nelle sue ultime ore di vita, a lungo interrogato dai carabinieri. Un amico che sarà presto sentito nuovamente.
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Intanto per martedì è prevista l’autopsia sul corpo del 55enne affidato al medico legale veneziano Rafi El Mazloum: sarà compito del consulente della procura stabilire con precisione la causa (o le cause) del decesso. Un decesso che, stando a un primo esame esterno sul corpo, sembra imputabile ad annegamento.
Le ultime ore
Dagli accertamenti svolti, è emerso che Strozzi e l’amico avrebbero comprato dell’eroina. Tuttavia sarebbe impossibile stabilire se la vittima avesse assunto lo stupefacente perché è rimasta per troppo tempo nell’acqua.
Il 6 luglio scorso era stato un passante a dare l’allarme notando il corpo galleggiare nel Bacchiglione: il 55enne indossava ancora il casco da moto (di cui nei dintorni non c’era traccia), non aveva documenti e il suo aspetto era fortemente deteriorato (colpa dell’acqua, appunto, e del caldo).
Nella zona nessuno aveva segnalato la scomparsa di un uomo: sono state le investigazioni dei carabinieri ad arrivare all’identificazione di Strozzi. E a ricostruire gli ultimi istanti dell’uomo che si sarebbe trovato in compagnia dell’amico. Che cosa sia effettivamente accaduto, sono caselle tutte da riempire.
Di certo Strozzi viaggiava in moto (era proprietario di uno scooter) visto che indossava il casco. Come mai si era fermato lungo l’argine a Brenta d’Abbà?
Quel lunedì il fiume non presentava particolari criticità: il livello dell’acqua era normale e non c’erano particolari correnti. Ciò significa che se anche una persona in grado di nuotare fosse caduta in acqua, avrebbe potuto salvarsi. Sembra che l’amico di Strozzi abbia fornito delle spiegazioni definite “fantasiose” o poco, se non scarsamente, plausibili.
I dubbi
È possibile che Strozzi sia caduto accidentalmente nel fiume? Oppure potrebbe essersi lasciato cadere volontariamente in acqua per un gesto estremo senza lasciare alcun messaggio ai parenti? Non sposato e senza figli, ha una sorella che ha dato l’annuncio della morte di Paolo sui social.
O ancora (e sembra l’ipotesi attualmente più accreditata), potrebbe aver assunto qualche sostanza stupefacente e, con la mente annebbiata, essere scivolato in acqua per errore? Al momento si sta cercando una risposta.
