Patentino per smartphone a 5.600 ragazzi: 120 le scuole coinvolte nel progetto
UDINE. Cinquemilaseicento ragazzi coinvolti, 2.800 genitori, 1.200 insegnanti e 120 scuole. Tutte secondarie di primo grado, cioè scuole medie. Sono le dimensioni che ha raggiunto, a tre anni dall’avvio, il progetto sul Patentino per lo Smartphone, lanciato e gestito dall’associazione Media educazione comunità con il supporto della Regione, della Fondazione Friuli e la collaborazione dell’Isis Magrini-Marchetti di Gemona.
Non è un caso se il bacino si concentra nelle scuole medie. È in quella fase del proprio percorso formativo, quella che va dagli 11 ai 14 anni, che la maggior parte dei ragazzi diventano proprietari del primo smartphone.
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Un incontro al quale possono arrivare preparati dal punto di vista tecnico, avendo imparato a “smanettare” su telefonini e tablet di genitori o fratelli e sorelle, ma più esposti ai rischi di sovraesposizione e malessere digitale.
Da qui l’idea del patentino, gli incontri formativi dedicati agli insegnanti, le dieci ore di modulo nelle scuole, nell’ambito dei programmi didattici di educazione civica, gli incontri con i genitori, le cerimonie di consegna, occasione di confronto anche con le istituzioni locali.
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L’obiettivo? Promuovere un utilizzo dello smartphone e un accesso alla rete più consapevoli e condivisi con le famiglie, partendo dalla scuola. «Non è un progetto di educazione frontale, ma un canale di comunicazione aperto con i ragazzi e le loro famiglie».
Il coordinatore regionale dei progetti di Mec Giacomo Trevisan descrive così il progetto, che ha raggiunto e superato l’asticella fissata in partenza, quella delle 100 scuole, e ora è diventato un punto di riferimento anche fuori regione. «In questi giorni – fa sapere infatti Mec – ci stanno giungendo numerose richieste per aderire al progetto anche da parte di altre regioni italiane, tra cui il Veneto, la Lombardia, il Lazio, la Sicilia, oltre che da San Marino».
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Ma il patentino à già stato “esportato” in Trentino Alto Adige, partendo lo scorso anno da Trento per poi raggiungere, da quest’anno, anche la provincia di Bolzano, dove si svilupperà in lingua tedesca. Traduzione in vista anche in sloveno, per produrre materiali didattici a favore delle scuole della minoranza in regione.
Il patentino, come detto, è il frutto di un piano formativo di 10 ore, nelle quali vengono affrontati tutti i principali argomenti necessari per l’uso consapevole dei media digitali. Un quiz e un test finale concludono il percorso, consentendo di stilare una valutazione. Novità dell’ultimo anno, da maggio è stato varato anche il Patentino per genitori digitali, come «preziosa occasione di promozione del benessere digitale in famiglia, approfondimento e aggiornamento sul delicato tema dell’educazione nell’era di Internet».
L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di 400 genitori, sarà proposta anche il prossimo anno. —
