Trieste, musica e nuovi limiti? «Bene l’alt agli eccessi, ma servono spazi pensati per i giovani»
TRIESTE. La bozza del nuovo regolamento “movida” del Comune di Trieste, che prevede la musica non oltre la mezzanotte il venerdì, il sabato e nei prefestivi infrasettimanali e sanzioni più severe per chi trasgredisce, divide gli esercenti. C’è chi lo ritiene uno strumento utile per evitare esagerazioni e chi invece pensa che le novità affosseranno definitivamente il divertimento in città. Soprattutto per i più giovani.
La stretta su eventi, orari e decibel deve ancora approdare in Consiglio comunale, ma intanto fa discutere. Giuseppe Faggiotto, del gruppo che comprende Caffè degli Specchi, Bomboniera e Tommaseo, spiega che «la musica indubbiamente attira le persone, ma serve moderazione, il nostro mestiere ci impone professionalità e serietà ma ultimamente si vedono bar e locali del centro dove l’atmosfera e i volumi sono quelli da discoteca. Non è rispettoso per i residenti, e non viene apprezzato nemmeno dai turisti, che spesso aggirano i posti dove la musica è troppo alta».
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Ervin Rama, titolare di due locali in Cavana, “Set” e “Radici”, si dice «d’accordo con le regole. Se ognuno di noi mettesse musica come fanno alcuni sarebbe un disastro, un caos totale. Il centro città non ha bisogno di questo, non c’entra con la clientela che vediamo. Senza dimenticare i fastidi per gli abitanti e per chi pernotta negli hotel. È utile sicuramente creare intrattenimento da discoteca, ma magari in un posto adatto e non in questa zona».
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Manuel Bossi, titolare del Rex, premette che «pur non riguardandomi l’argomento, avendo deciso da tempo di non puntare più sul serale, peraltro proprio perché controlli e problemi erano continui, penso che non sia un regolamento pro turismo. Anzi. In più con queste regole si sta uccidendo l’intrattenimento per i giovani. Serve trovare un giusto compromesso per non smorzare totalmente il divertimento dei ragazzi, che ormai non possono contare più su spazi dedicati alla loro età. E più che sulla musica – sottolinea – sarebbe meglio puntare l’attenzione su altri problemi reali in città, che riguardano ad esempio l’ordine pubblico».
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Considerazioni simili per l’azienda Midnight srl, che comprende i due “Cemut” nella zona sopra Cavana, la stazione Rogers e il Barakin a San Giusto, e che in una lunga riflessione sull’argomento spiega: «Nei nostri locali non abbiamo mai avuto la necessità di sforare gli orari e i decibel dell’ordinanza per ottenere delle belle serate. Tuttavia troviamo singolare che il regolamento cambi così spesso, cosa che non agevola sicuramente gli addetti ai lavori che vogliono rispettare le regole. Oltretutto crediamo che se così tanti esercenti si sono ritrovati nella posizione di disturbatori della quiete pubblica sia prevalentemente per il tentativo di soddisfare un desiderio del mercato cittadino, chiaramente non appagato causa la mancanza di luoghi adatti a tale sfogo».
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Oltre a questo, secondo l’azienda, «è evidente che in questi anni non è stato dato e non viene dato il giusto spazio ad attività rivolte ad un’importante fascia di persone di questa città, gli under 30. Mancano i luoghi di aggregazione notturni, dove poter costruire e diffondere un tipo di cultura di questa cosiddetta “movida”, sana e costruttiva, in cui proporre idee e spettacoli ispiranti. È necessario un compromesso tra le varie generazioni, per creare una città viva, che cresca, in cui stare ancor più serenamente». Il nuovo regolamento per la Midnight infine «senza i presupposti citati, risulta essere un ulteriore motivo di scontro, che ci allontana da un benessere comune».
