Un calcio alle tensioni: i Dottor Clown tornano nelle corsie degli ospedali
Dopo lo stop ai servizi di volontariato negli ospedali a causa della pandemia, l’associazione Dottor Clown Belluno è tornata nei reparti degli ospedali di Belluno e Feltre. Nei due anni in cui l’associazione non ha potuto accedere ai reparti, i volontari sono stati presenti nei centri vaccinali, hanno promosso e continuato a svolgere progetti nelle scuole primarie per alleggerire le possibili tensioni e il vissuto nel post-pandemia tramite la terapia del sorriso: serenità e spensieratezza uniti a tematiche di donazione, solidarietà e inclusione. Un ritorno atteso «per regalare non solo sorrisi ma anche per creare una relazione che serva a contenere il disagio, sdrammatizzando le pratiche sanitarie e alleggerendo l’ansia dovuta al ricovero», precisa la presidente Anna Maiorana.
Presidente come è stato il ritorno?
«È stato quasi commovente per l’accoglienza che ci ha riservato il personale sanitario. Abbiamo visto la felicità nei loro occhi per il nostro ritorno. E anche i genitori, soprattutto nel reparto pediatrico, sono stati contentissimi. Anche per noi volontari è stato un ripartire molto coinvolgente. Consideri che è dal 2004 che frequentiamo gli ospedali. A dire la verità, prima della pandemia eravamo presenti almeno due volte a settimana, ora invece siamo passati a una sola apparizione».
Coe mai avete ridotto il vostro impegno?
«Normalmente la nostra attività andava da ottobre a giugno, quest’anno, visto che siamo tornati solo ora, faremo da giugno a giugno, cioè andremo avanti anche l’estate. A diminuire è il tempo di presenza nei reparti: ora stiamo 45 minuti, ma è solo un inizio».
Come procede la vostra attività?
«Malgrado alcune limitazioni, riusciamo a creare storie per coinvolgere piccoli e adulti. E devo ammettere che la risposta è sempre positiva. Nei reparti di riabilitazione, dove ci sono perlopiù anziani, vediamo molta interazione. E di questo siamo soddisfatti, perchè il nostro compito è alleggerire le tensioni».
La pandemia ha segnato anche voi?
«È stato un periodo difficile per tutti, abbiamo rischiato di chiudere. Poi, poco alla volta abbiamo avviato dei corsi per ritrovarci e sotto la cenere abbiamo trovato una brace pronta a riaccendere un grande fuoco. Attualmente siamo una trentina di soci, la stragrande maggioranza donne, forse per il modo di vedere la vita. L’età dei nostri soci va dai 20 ai 60 anni e ci sono persone da tutta la provincia».
Come avviene il reclutamento dei volontari?
«Attraverso i social: quando vediamo che le nostre forze si stanno riducendo, organizziamo un corso di primo livello. E a questo proposito nel 2024 stiamo pensando di farne uno per reclutare giovani clown. Dopo il corso parte un tirocinio e poi un esame teorico e pratico. Il lavoro viene poi diviso principalmente in base alle sensibilità dei volontari, perché non tutti se la sentono di affrontare determinate circostanze. Non tutti dei trenta soci sono attivi continuamente, perché anche noi abbiamo bisogno di un periodo di recupero psicofisico. Bisogna sapere affrontare determinate situazioni».
Cosa vi dà questa attività che svolgete gratuitamente e nel tempo libero?
«Quello che riceviamo da questa attività è di gran lunga maggiore di ciò che diamo. Quando terminiamo l’attività, si crea in noi uno stato di benessere, di rilassatezza. Uno si svuota per riempirsi di cose belle, di emozioni».
Voi fate attività anche nelle case di riposo?
«Abbiamo diversi progetti. Per la prima volta siamo stati chiamati nella casa soggiorno Serena vicino all’ex asilo Cairoli a Belluno che raccoglie persone autosufficienti. L’inizio non è stato dei più facili, ma ora andiamo quasi ogni sabato per due ore a visitare questi anziani che ci attendono con grande gioia. E questo ci dà la misura di come la clowneria arrivi subito alle persone».
