Dalla Spagna le sculture di Juan Sanmiguel Urbina nascono a Castellamonte
Castellamonte
Juan Sanmiguel Urbina, 46 anni, dalla Spagna a frazione Filia di Castellamonte, maestro nel plasmare pietra e metalli, ha scelto il Canavese come casa e come laboratorio per la sua arte. Le sue opere scultoree integrano gesso e terracotta con bronzo e ferro.
Quando nasce la sua passione per la scultura?
«Dopo aver seguito vari corsi di disegno, mi trasferisco a Madrid, dove frequento corsi di arti plastiche e tecniche scultoree. In Normandia, invece, entro in contatto con le tecniche di fusione artistica del bronzo, che sarà, a partire da quel momento, il materiale che determinerà la mia opera. Studio al “Circolo di Belle Arti” di Madrid e alla scuola di arti plastiche “La Palma” dove imparo formatura e tecniche scultoree in diversi materiali. Tutto ciò, influisce nella mia evoluzione da un’opera figurativa classica a uno stile personale nel quale, poco a poco, sviluppo un mio proprio linguaggio scultoreo».
Quali sono state le sue prime opere?
«Iniziai con il tornio per la ceramica e le prime cotture, poi da lì passai al bronzo, agli stampi, alla cera. È stato uno sviluppo continuo di tecniche che, unite a una ricerca creativa continua, marcano l’evoluzione dei miei lavori».
Da dove trae ispirazione per le sue sculture?
«L’ispirazione è il momento in cui materia e forma si uniscono in maniera perfetta, quando il materiale ci lascia intravedere tutte le sue qualità estetiche e la forma gli dà ritmo e armonia. Le mie opere nascono da immagini che compongo mentalmente in maniera tridimensionale e che partono sempre da disegni o bozzetti rapidi per passare quasi immediatamente alla creta o al pongo. L’idea inizia così a occupare un volume e inizio a darle un valore tridimensionale».
Quale è stata l’evoluzione della sua produzione artistica nel tempo?
«Mi piace pensare al percorso artistico metaforicamente come agli strati di una cipolla dai quali, con il tempo, ci si disfa cercando sempre più l’essenziale. Rifletti su quelle opere che ti colpiscono, dandogli però un linguaggio proprio o, almeno, provando a farlo. Si tratta di un processo di ricerca continua. Nelle mie opere mi rifaccio spesso a Picasso, Henri Moore o Brancusi, ma parlare di questi giganti dell’arte è troppo».
C’è un’opera in particolare a lei più cara?
«Per fortuna ci si sente sempre più legati all’ultimo lavoro, ed è lì che si mette il massimo impegno artistico. La parte migliore è quando lo hai terminato e vedi le parti che sono da migliorare e che cercherai di risolvere nel prossimo progetto».
Quando è arrivato in Canavese e dove si trova il suo laboratorio?
«Nel 2010 quando come docente ho lavorato in un progetto artistico al liceo Piero Martinetti di Caluso, poi dal 2013 al 2019 sono stato docente di Tecniche di restauro dei beni culturali architettonici e scultoree” al Cesma di Cuorgnè. Ho il mio atelier presso il bed & breakfast La Branda, a Filia di Castellamonte. Dal 2013 ho allestito personali e partecipato a collettive in tutto il Canavese, ad esempio a Montanaro, Ivrea, Rivarolo, Castellamonte e in molti altri posti».
Il prossimo evento in cui sarà possibile ammirare le sue produzioni quando si terrà?
«L’evento Jazz sculture, dove musica e scultura si incontrano, sabato 15 luglio proprio nel mio atelier, al La Branda di Castellamonte dalle ore 19».
