Riapre Ca’ Rezzonico: il Settecento veneziano rivive tra sfarzo e giardini
TRIESTE. «È l’ultimo museo di Venezia ad aver mantenuto l’originale allestimento d’ambiente, così abbiamo voluto conservare intoccata questa preziosa quanto unica disposizione». A raccontare gli esisti dell’importante intervento di restauro di Ca’Rezzonico, il Museo del ‘700 veneziano, è il triestino Alberto Craievich, conservatore da tredici anni dello storico palazzo e appassionato cultore dell’arte veneziana tra ‘600 e ‘700.
Intreccio mostra-museo
«Nel 1936 - spiega - Eugenio Barbantini, di cui per l’occasione abbiamo ripristinato la targa commemorativa, nel progettare questo museo creò un delicato equilibrio tra il museo moderno e la casa abitata e una sorta di intreccio “mostra-museo” dove puoi vedere in modo adeguato le opere esposte, di Tiepolo come di Canaletto, ma allo stesso tempo avere un'ambientazione che si coniuga con il palazzo che le accoglie, soprattutto con i suoi affreschi e le sue sculture».
La costruzione di Cà Rezzonico
La costruzione di Ca’Rezzonico iniziò a metà del ‘600 grazie alla antica famiglia Bon, che affidò il progetto all’architetto più celebre del momento, Baldassarre Longhena (sua è anche la Basilica della Salute). Il monumentale progetto tuttavia si dimostrò troppo ambizioso per le tasche dei Bon, così il palazzo restò incompiuto fino al 1750, quando Giambattista Rezzonico, di recente nobiltà acquisita attraverso l’esborso di denaro, acquistò l’edificio affidando i lavori di completamento all’architetto più alla moda dell’epoca, Giorgio Massari. In soli sei anni il palazzo fu terminato giusto in tempo per festeggiare nel 1758 l’elezione a pontefice di Clemente XIII, figlio di Giambattista.
Celebri artisti ospiti
L’imponente costruzione sul Canal Grande in seguito passò di mano più volte e tra ‘800 e ‘900 ospitò numerosi celebri artisti, come il poeta Robert Browning e il grande musicista Cole Porter, per poi diventare negli anni ‘30 proprietà del Comune di Venezia e sede delle collezioni d’arte del ‘700.
I danni dell’acqua alta nel ‘19
Dopo i danni subiti per la devastante acqua alta del 2019, ora Ca’Rezzonico, grazie all’art bonus con un importante intervento di restauro finalmente rinasce a nuova vita. Il tradizionale portico veneziano, che dal Canal Grande arriva sino alla porta di terra, incrocia in questo palazzo un grande giardino come nelle ville di terraferma.
«Ordinato e in continuum con i grandi spazi al pianterreno - spiega Craievich - che ora ospitano una caffetteria, una sala di introduzione al museo per bambini e famiglie, un bookshop e naturalmente la nuova biglietteria, il giardino con le sue siepi, i suoi fiori e il suo pergolato di glicini sarà completamente aperto al pubblico: uno spazio civico verde nel cuore di Venezia. Poi chi vorrà, potrà continuare la visita ai saloni del palazzo, ora dotati di nuovi impianti di illuminazione e apparati di mediazione, e vedere le straordinarie tele di Canaletto, Longhi, Guardi, ma anche i capolavori - da Carpaccio a Cima da Conegliano - donati al museo dall’esule zaratino Ferruccio Mestrovich in segno di riconoscenza per la città che lo accolse esule insieme alla famiglia».
Trasferiti i disegni e le stampe del Correr
Dal 2021 a Ca’ Rezzonico è stato trasferito anche il gabinetto dei disegni e delle stampe del Correr che custodisce veri e propri tesori, oggetto di future mostre: «Periodicamente – spiega Craievich – faremo dei focus dedicati a questi materiali straordinari, tra l’altro arricchiti dalla recente donazione dell'ex ambasciatore Paolo Galli di ben 216 disegni italiani dal ‘500 all'800». «Dopo la riapertura del palazzo – continua - ci sarà una mostra sulle miniature di Rosalba Carriera e poi un omaggio al maestro vetraio Lino Tagliapietra ed infine punteremo sullo straordinario album di disegni di Leopoldo Cicognara, storico presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che nel suo “liber amicorum” raccolse i disegni dei suoi più grandi amici artisti dell’epoca: da Canova ad Hayez a Granet, solo per citarne alcuni. Noi mostreremo per la prima volta tutti i 90 disegni dell'album completo: una carrellata di tutta la pittura neoclassica».
Entusiasta il curatore triestino Craievich
Entusiasta per la riapertura di Ca’Rezzonico, Craievich durante i difficili momenti della pandemia aveva immaginato per la sua città, Trieste, una grande mostra dedicata al Mare Adriatico. Ora riflettendo sul futuro museale del capoluogo giuliano pensa ad una razionalizzazione dei suoi tanti musei: «Lasciando a parte il Revoltella che è un museo a sé, le varie collezioni dei musei civici io non le vedrei frammentate, ma anzi accorpate tutte assieme».
Riflettendo poi su possibili nuovi scenari museali, aggiunge: «Se c'è una cosa che Trieste per la sua storia recente dovrebbe assolutamente avere e che già in parte ha costruito con “L’immaginario scientifico” e la Sissa, è un grande Museo della Scienza, non so se su modello di Monaco o di Londra o del Parc de la Villette a Parigi».
Trieste dovrebbe avere un museo del mare
Poi pensando all’intenso legame della sua città con il mare, aggiunge: «Un’altra cosa che Trieste dovrebbe assolutamente avere è un museo del "mare" inteso come marineria, visto che attualmente non c’è, da sviluppare come tradizione del Lloyd Adriatico, delle navi bianche, di Nordio che faceva i progetti, della cantieristica a Monfalcone, della Fincantieri. Se c'è una cosa per cui questa città ha avuto importanza, una nuova rinascita, il porto franco, è proprio tutto questo e non possiamo pensare che l'attuale museo del mare sia “adeguato” a quello che sta succedendo e al futuro della città».
