Al policlinico di Padova un nuovo ambulatorio per le malattie dell’osso
Si vive di più e aumentano gli acciacchi legati all’età. Fra questi le malattie reumatologiche che sono oltre duecento: tra le più comuni e diffuse ci sono osteoartrite, osteoporosi e artrite reumatoide ma ci sono anche numerose malattie rare. Quando non è possibile prevenire, la medicina insegue la sfida di nuove soluzioni diagnostiche e terapeutiche.
A questo obiettivo rispondono due novità introdotte nell’Unità di Reumatologia dell’Azienda Ospedale-Università di Padova diretta dal professor Andrea Doria. Il reclutamento di un medico dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona, che vanta una importante scuola nel settore, ha dato l’opportunità di inaugurare un ambulatorio dedicato alle malattie metaboliche dell’osso. Ed stata introdotta l’agobiopsia di liquido e membrana sinoidale per definire la migliore terapia farmacologica contro l’artrite reumatoide.
Il nuovo ambulatorio
«L’incidenza delle malattie metaboliche dell’osso è in aumento principalmente come conseguenza del prolungamento della vita» rileva il professor Doria, «si tratta di patologie che spesso richiedono un approccio che coinvolge anche altri specialisti, come internisti, ginecologi o endocrinologi. In questo gruppo rientrano per esempio l’osteoporosi, la cui incidenza aumenta sicuramente con l’età ed è particolarmente elevata nel sesso femminile soprattutto dopo la menopausa, ma è anche causata da immobilità, dieta povera di calcio o assunzione di farmaci come il cortisone. C’è il deficit di vitamina D che nei bambini causa rachitismo e nell’adulto l’osteomalacia e, ancora, il morbo di Paget. Abbiamo approfittato dell’assunzione del dirigente medico Alessandro Giollo proveniente dall’Azienda ospedaliera veronese che vanta una scuola molto importante su queste malattie, per aprire un ambulatorio dedicato» sottolinea il professore, «che si è aggiunto all’attività ambulatoriale di sempre».
L’agobiopsia
Sono stati sviluppati diversi farmaci biotecnologici per curare l’artrite reumatoide ma non tutti funzionano allo stesso modo e con la stessa efficacia su tutti i pazienti.
«Tutta una serie di dati che sono stati raccolti ci dicono che alcuni pattern istologici della membrana sinoviale possono indicarci quale farmaco ha più probabilità di funzionare su un determinato paziente» rileva Doria, «oggi possiamo ottenere il dato istologico grazie all’agobiopsia della membrana sinoidale, un esame molto poco invasivo, che non ha rischi ed è eventualmente ripetibile. Dall’analisi della membrana sinoviale riusciamo a definire le caratteristiche dell’artrite e di conseguenza il farmaco biotecnologico fra quelli disponibili più adatto. È una tecnica che si sta rivelando particolarmente utile anche verso quei pazienti “refrattari” su cui la terapia somministrata non è risultata efficace».
Sono oltre 800 i pazienti con artrite reumatoide - il 65% donne - trattati con farmaci biotecnologi o JAK inibitori. A questi si aggiungono pazienti con osteoartrosi - con il sottogruppo dell’osteartrosi erosiva della mano - con malattie autoimmuni come connettiviti, lupus erimatoso o vasculiti che colpiscono anche persone giovani, e malattie autoinfiammatorie come la febbre mediterranea familiare o le febbri periodiche.
«Oltre all’età, a fattori come virus o germi che possono combinarsi con la predisposizione genetica alla malattia» conclude Doria, «anche i nostri stili di vita possono incidere sullo sviluppo di alcune malattie reumatologiche. Il fumo di sigaretta, per esempio, è sicuramente un fattore di altissimo rischio per l’artrite reumatoide».
